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  • Fabio Rocca

"I VERI ARTISTI CONTEMPORANEI" di Pasquale Di Matteo

Tratto dal saggio di Pasquale Di Matteo

Il mondo dell'arte contemporanea è un viadotto sospeso tra le nuvole, sopra al plasma di una società assorta ad accumulare soldi. Il denaro è l'unico vero Dio, in ogni angolo del globo, e non vi è nazione al mondo in cui non ispiri ogni scelta politica e sociale. In virtù di tale condizione, è naturale che il mondo dell'arte si sia adattato. Perciò, oggi esistono due corsie del mondo dell'arte: quella importante e dei grandi numeri e quella in cui nuotano tutti gli altri. Nuotare sembra un verbo poco adatto, invece è funzionale alla realtà. Perché, mentre chi riesce a entrare in una parte lontana del mondo della speculazione sull'arta trova fama e ricchezza, al contrario, chi resta nell'altra corsia avanza con l'acqua alla gola. In questa corsia, infatti, il mondo è un groviglio di squali, di operatori del settore pronti a utilizzare gli artisti come bancomat, ma senza dare nulla in cambio. Un mondo fatto di gallerie private e di associazioni che propongono mostre ogni settimana dell'anno a prezzi spesso elevatissimi, al limite della decenza. E li giustificano per la presenza del tal personaggio noto, come se un critico di fama o una star della musica o del cinema potessero cambiare la condizione di un artista.

Per contro, ci sono anche squali più subdoli, che fanno soldi grazie ad altre attività collegate alle mostre, per cui ottengono finanziamenti statali, regionali o europei, e poi offrono mostre gratuite agli artisti. Ma, in questo caso, gli artisti sono l'unico motivo per cui gli organizzatori ottengono quei fondi, perciò sarebbe etico pagare i partecipanti. Invece pagano e si propongono come salvatori del mondo dell'arte perché fanno esporre gratis, ma guardandosi bene dal raccontare la verità. I soldi li prendono. Soldi che senza far esporre gli artisti non prenderebbero affatto. Nel mezzo c'è un terzo gruppo di operatori che cerca di restare a galla, come gli stessi artisti. Si tratta di gallerie private che devono sostenere delle spese fisse inderogabili: mutui, affitti, utenze, tasse, imposte, gestione d'impresa, pubblicità, emolumenti per il personale presente alle esposizioni ... Inoltre, deve far saltar fuori un sostentamento, altrimenti si chiude. Pertanto, sarebbe impossibile far esporre gli artisti gratuitamente se onesti. Le spese da affrontare sono reali e inderogabili per una mostra: luce, acqua, metano, aria condizionata ... Anche l'affitto o il mutuo della galleria ricade giustamente sull'espositore, poiché se una galleria sceglie di far esporre in personale l'artista X per una settimana, non potrà far esporre tutti gli altri, quindi non potrà incassare da altra attività se non dalla mostra di X. Inevitabile che la settimana di mutuo o affitto per gli spazi della galleria ricadano sull'artista, così come le utenze e tutte le spese per arricchire la mostra: catalogo, intervento critico al vernissage, catering, fotografo, eventuali professionisti per arricchire il vernissage, come ballerini o cantanti. A tutto ciò, poiché un gallerista non è un filantropo, ma un imprenditore, bisogna aggiungere il compenso per vivere, come in qualunque attività lecita. Ovviamente, anche il primo gruppo opera in maniera analoga, ma chiede somme elevate e spesso sproporzionate rispetto a quanto offerto.

In questo mondo, è più facile che qualcuno non venda una sola opera per una vita intera piuttosto che qualcuno ne venda. Anche molti galleristi e altrettanti operatori del settore millantino di conoscere collezionisti, questi ultimi non esistono. Non sono mai esistiti, in verità. Soltanto un esiguo numero di persone in Italia colleziona opere d'arte. Ed è sempre stato così, anche quando alla fine del secolo scorso si vendevano molti quadri e a buon prezzo. Semplicemente, c'erano molti filibustieri travestiti da galleristi. Quando annusavano la persona facoltosa, facevano credere che un perfetto sconosciuto in esposizione fosse il nuovo Picasso. Estorcevano denaro al malcapitato, convinto di aver investito al meglio i propri soldi, ma che si portava a casa un'opera che oggi vale giusto il prezzo della cornice. All'epoca non esisteva internet e, se non eri esperto, pendevi dalle labbra del gallerista. Non avevi alcuno strumento per verificare il percorso di un artista, per valutarne il curriculum, intuendo se si trattasse di un pittore che investiva su se stesso, quindi papabile ai fini di un investimento, o di uno più propenso alle esposizioni di paese e all'oratorio. E qui giungiamo al punto dolente: per arrivare nel gruppo dell'arte che conta, se non hai un cognome famoso e non conosci persone influenti e nemmeno sei ricco, allora devi investire su tee stesso, seguendo un percorso lungo e intelligente.

Come una qualsiasi azienda che si affacci sul mercato. Un percorso fatto di pianificazione, oculatezza, orientamento ad affermare il proprio nome come fosse un marchio.

Non servono centinaia di eventi, soprattutto se il vostro portafogli non è gonfio. Bastano cinque, sei cose ben fatte ogni anno e poi avere oculatezza e intelligenza nell'operare su quanto ci offre oggi la tecnologia per pubblicizzare gratuitamente o con un minimo dispendio di denaro. Una o due personali ben organizzate nell'arco dei dodici mesi, la partecipazione a tre, quattro collettive un numero chiuso e l'inserimento in uno o due cataloghi ogni anno. Non serve altro, se siete bravi sui social e ci sapete fare con un blog. Altrimenti, è il caso che impariate, perché, volenti o nolenti, chi non esiste sul web non esiste.

Con buona pace di quanto insegnato dalle accademie per anni.

Il presente è il web e il futuro lo sarà ancora di più. Non è un opinione, ma un fatto certo e incontrovertibile.

Dunque, veniamo al titolo di questo libro: I veri Artisti Contemporanei. Un titolo provocatorio, ma anche esaustivo sotto il profilo dell'investimento su se stessi. In questo saggio, infatti, ho raccolto una lista di artisti tra i più affermati nel mondo più difficile dell'arte. Quelli che investono su stessi e che hanno compreso che non è più il tempo di restare a casa, in attesa che il professionista di turno bussi alla porta per portare fama e vendite, per poi lamentarsi quando ciò, ovviamente, non accade. Bisogna investire, proporre e proporsi. Partecipare agli eventi più interessanti per se stessi, rifiutando quelli che servono solo ad arricchire le organizzazioni faraoniche che non mettono in risalto i partecipanti. Ma, più di ogni altra cosa, servono un messaggio e uno stile. L'arte è comunicazione. Se non si racconta qualcosa, se non si accende la luce su un tema del 10 vivere, l'opera resta solo elemento tecnico, dimostrazione di una capacità manuale, di studi o di percorsi artistici seguiti. Per elevarsi dal ruolo di pittore a quello di artista è indispensabile avere un messaggio. Se poi si riesce a raggiungere uno stile inconfondibile, allora resta soltanto il giusto percorso per entrare nella storia. Ciò non significa diventare ricchi e famosi, non sempre e non necessariamente. La storia dell'arte è piena di grandi maestri vissuti di stenti e morti in miseria e sono pochissimi quelli diventati ricchi. Ma chi ha un messaggio non ha bisogno di un cappotto firmato per raccontarlo, né di un microfono costosissimo per diffonderlo. Deve prima di tutto avere un messaggio di spessore.


COCLISIONI

Il reale panorama artistico italiano, non quello posto in vetrina sulle copertine patinate, bensì il mondo più corposo e vero del retroterra culturale dimenticato dai media è una dimensione oscura in cui è difficile orientarsi. Tra santoni che millantano di far esporre artisti gratuitamente, quando invece sono profumatamente pagati dagli sponsor, e pseudo professionisti che costano cari come l'oro, partecipare agli eventi che hanno un reale valore diventa difficile come vincere un terno al lotto. Ciò che posso suggerire è di intraprendere un percorso di crescita costante, che vi faccia emergere come nome sul web, perché, che lo vogliate o no, Internet è il futuro. E se non siete presenti sul web, non esistete. Tuttavia, ciò che più conta è avere un messaggio. L'arte è comunicazione, prima di qualsiasi altra cosa. Non dimenticatelo. Nel 2021, ricorreranno i settecento anni dalla morte del sommo poeta, Dante Alighieri. Per l'occasione, porterò diversi artisti in tutta Italia e darò alle stampe anche un saggio, in uscita nel 2022. Intraprenderò nuove collaborazioni e si spera che i problemi legati alla pandemia si risolvano a breve, per ricominciare con l'organizzazione degli eventi in Giappone, previsti per il 2020, e per rendere concreti i contatti con gli Stati Uniti d'America, con l'Ucrania, con la Romania e con la Russia. L'auspicio più grande è che tutti si rendano conto del fatto che il vero artista non è quello che vende opere a migliaia di euro ed è famoso, ma chi racconta il proprio tempo, scavando in fondo le notizie in cerca della verità. Spesso, il più delle volte, senza vendere nulla, come alcuni tra i più grandi della Storia. Come un certo Van Gogh, morto squattrinato e sbeffeggiato dagli intenditori del suo tempo. Eppure, anche chi non s'intende d'arte, oggi conosce questo grande maestro della storia. Chi si ricorda, invece, l'uomo più ricco di Amsterdam di quegli anni?


Tratto dal saggio di Pasquale Di Matteo

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