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  • Fabio Rocca

IL VIAGGIO DI SIMONE DEL SERE.


UNA NUOVA STRADA FA SEMPRE UN PO’ PAURA…

Una nuova strada fa sempre un po’ paura, quando poi il percorso intrapreso è quello della produzione artistica, la scelta fatta, allora, sembra quasi una follia: il tentativo di trovare, in un’alterità radicale rispetto al vivere quotidiano, significati altrimenti sfuggiti.

Ma la follia non è incoerenza, non è confusione e soprattutto non preclude la possibilità di plasmare positivamente la realtà, nemmeno in una società spinta al consumo di tutto, soprattutto di ciò che ancora qualcuno si ostina a chiamare arte.

Simone Del Sere ha scelto di cercare una via personale alla comprensione del reale proprio nel fare manuale dell’arte. Sia chiaro: il nostro presente effimero, frammentato e plasmato dall’accelerazione tecnologica ha coinvolto, a volte stordito, indistintamente tutti, aprendo la via a prodotti immateriali e virtuali, inesistenti sul piano fisico, ma presenti sui monitor, e dunque reali sul piano della percezione visiva.

Quella scelta da Simone Del Sere però è un’altra strada.


BEAMLINES

WAYS OUT Series

Dichiarazione d'Artista


Di fronte ad un mondo dove il tempo si è ridotto all’oggi, senza memoria e senza visione, davanti a

un’umanità pietrificata dall’orrore di cui è capace, resa cieca dai propri ripetuti sbagli, disanimata dal terrore di un avvenire apocalittico che sente inevitabile, io… cosa sono diventato?

Da questo interrogativo nasce la decisione di fermarmi per guardarmi dentro. I margini che altri mi hanno fissato e con cui vengo identificato mi soffocano. La mia umanità sta morendo e detesto

quello che sono diventato. Ho bisogno di respirare, di estendermi nello spazio e nel tempo, di viver tutto ciò ch’è nuovo e inatteso con gioia e meraviglia, di perdermi nell’infinito.

Sono stanco di appartenere a questa società legittimata ad essere noiosamente meticolosa nel compiere il proprio dovere.

Rifiuto l’omologazione e il conformismo. Rifiuto di appartenere a questa civiltà che ha messo l’uomo in una prigione e l’ha chiamata nazione. Non posso accettare che all’uomo venga negata la libertà di muoversi, di diventare autonomo e di sviluppare la propria identità.

In un mondo così «inquinato» e desacralizzato dalla modernità la sola via d’uscita, l’unica salvezza, è partire alla ricerca della diversità.

È per questo che ho deciso di intraprendere un percorso artistico, per denudarmi in un viaggio di purificazione, per uscire dal mondo come se non vi appartenessi, per poi poterlo osservare da un

punto di vista esterno, libero ed obiettivo, alla ricerca di un uomo nuovo, migliore.

Un uomo sempre in viaggio verso la sua maturità umana e spirituale.

Un uomo che si lasci giudicare e guidare dalla propria coscienza, e al tempo stesso, capace di lasciarsi interpellare senza nessun timore da tutto ciò che va oltre le proprie conoscenze e convinzioni.

Da artista credente sono convinto che l’umanità sia un dono e un’opportunità, un percorso dove incontrare Dio e riconoscerlo in ogni persona.


TRANS-MIGRATIONS

TRANS-MIGRATIONS

Fascinazione estetica, elegante raffinatezza, arcana alterità si manifestano nelle maschere della serie #Trans-Migrations, che hanno come punto di partenza le migrazioni, gli spostamenti dei popoli, in particolare quelli africani, ma che non rinunciano alla riscoperta di un equilibrio lontano dalla violenza di forme e colori presenti in altre opere dell’artista.

Sui fondi, realizzati come coloratissimi tessuti, si leggono movimenti di pesci, uccelli e piroghe resi graficamente raffinati dal disegno essenziale e preciso; movimenti perenni, si direbbe, necessari alla costruzione di ogni identità, movimenti che sono propri di ogni uomo.

Le maschere, gli occhi semi socchiusi, sembrano osservarci da questi fondi, lasciandosi a loro volta guardare, regali e raffinate nelle loro acconciature e con i loro monili, affermando in tal modo l’irriducibile identità loro e delle opere che le concretano.

Patrizia Gelli

Storica dell’Arte







Attualmente in esposizione presso la galleria d'arte fiorentina la Roccart Gallery, in occasione della mostra collettiva "sensazione del colore".



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