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  • Fabio Rocca

"LE GABBIE DELL'OGGI" di Giulio Calamandrei

Giulio Calamandrei vive e lavora a Firenze. Attratto sin da piccolo sia dalla letteratura che dalla pittura e dal disegno, si laurea in filologia moderna presso l’Università degli Studi del capoluogo toscano nel 2013, mentre completa la sua formazione artistica nel 2015, diplomandosi presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze e frequentando la Scuola Libera del Nudo, all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Anche adesso continua a percorrere entrambe le strade: infatti, mentre insegna lettere alla scuola media, disegna e dipinge quotidianamente. Nelle sue opere, a cavallo tra realismo e surrealismo, e con uno stile talora debitore del fumetto, dialoga con la realtà, in modo a volte ironico, a volte più crudo, soffermandosi sui grandi temi che coinvolgono la nostra contemporaneità, dall’inquinamento all’intrusione sempre maggiore della tecnologia nelle nostre vite.


Decapitati che fanno cose n. 2 - Ritrarsi

L’opera ”Decapitati che fanno cose n. 2 - Ritrarsi” riflette sul tema del rapporto tra l’uomo e la tecnologia. Nell’immagine, infatti, la protagonista sembra quasi aver venduto l’anima o, per lo meno, la sua identità, allo smartphone, oggetto che, talvolta, diventa una gabbia in cui amiamo rinchiuderci.

Elena

Il secondo quadro, “Elena”, è un ritratto di spalle, il cui senso è direttamente collegato alla stretta attualità: se la pandemia ha significato chiusura (chiusura nello spazio angusto di casa propria e, di conseguenza, chiusura anche mentale, in quanto incapacità di vedere al di là di confini molto ristretti e ravvicinati), la protagonista dell’immagine volta le spalle all’angoscia di questo periodo e rinasce guardando nuovi orizzonti.

… E il naufragar m’è dolce in questo mare

L’opera “… E il naufragar m’è dolce in questo mare” ritorna sul tema della tecnologia, simboleggiata nuovamente dallo smartphone. In questa immagine la protagonista appare talmente assorta dalla lettura dei contenuti del telefonino, da immergersi nello schermo (simboleggiato anche dal pavimento che diventa mare), e aver bisogno di una maschera da sub.

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