MARCO NENCINI: il volto come spazio di indagine emotiva
- Fabio Rocca

- 7 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Tra gli artisti presenti nella mostra Dialoghi Contemporanei alla Roccart Gallery, il lavoro di Marco Nencini si distingue per una ricerca visiva che pone al centro il volto umano come luogo di indagine psicologica ed emotiva.

Nato a Firenze nel 1987, Nencini si forma inizialmente nel campo della fotografia, diplomandosi in Tecnica dell’Industria e dell’Immagine Fotografica e collaborando con diversi fotografi e studi professionali. Questa esperienza lascia un segno evidente nel suo linguaggio artistico, soprattutto nell’attenzione per l’inquadratura, per il taglio dell’immagine e per l’uso della luce. Successivamente decide di abbandonare la fotografia per tornare alla pittura, intraprendendo un percorso artistico autonomo e autodidatta.
La sua ricerca si concentra principalmente sul ritratto contemporaneo, sviluppato attraverso una tecnica mista che unisce pittura digitale e interventi manuali. Le opere nascono sempre da una superficie vuota: non si tratta di manipolazioni di fotografie esistenti, ma di immagini costruite progressivamente attraverso stratificazioni e passaggi successivi, fino alla realizzazione finale su supporti fine art.

Il bianco e nero diventa uno degli elementi distintivi della sua produzione. L’assenza del colore non impoverisce la composizione, ma al contrario amplifica la forza espressiva del volto, mettendo in evidenza contrasti, dettagli e tensioni emotive. Gli sguardi dei suoi soggetti sembrano sospesi tra introspezione e rivelazione, invitando lo spettatore a confrontarsi con una dimensione più intima e personale.
Attraverso i suoi ritratti, Marco Nencini esplora il confine tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto. Il volto diventa così uno spazio di narrazione silenziosa, dove luce e ombra rivelano frammenti di identità, emozioni e fragilità che appartengono alla condizione umana contemporanea.

Le sue opere sono attualmente esposte nella mostra Dialoghi Contemporanei presso la Roccart Gallery di Firenze.




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