Intervista a Giulio Calamandrei | Roccart Gallery
- Fabio Rocca

- 2 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Realtà, surrealismo e immagini che raccontano il presente

La ricerca pittorica di Giulio Calamandrei:
Abbiamo intervistato Giulio Calamandrei per approfondire alcuni aspetti centrali della sua ricerca pittorica: il rapporto tra realismo e surrealismo, la presenza della tecnologia nella vita quotidiana e la costruzione di immagini sospese tra ironia, inquietudine e narrazione.
Attraverso scene apparentemente ordinarie ma attraversate da elementi stranianti, il suo lavoro trasforma il quotidiano in uno spazio ambiguo, dove il confine tra realtà e immaginazione rimane costantemente instabile.
Nella serie Decapitati che fanno cose l’assenza della testa diventa quasi normale. Ti interessa più il lato simbolico o quello visivo di questa scelta?
All'inizio, all'epoca del primo quadro della serie, mi divertiva l'aspetto visivo: l'idea di una persona senza testa che compie azioni prive di senso (pettinare un teschio). Successivamente, ha prevalso l'interesse per l'aspetto simbolico, che però è emerso quasi naturalmente.

Le tue opere sembrano raccontare situazioni quotidiane, ma con una tensione sottile. Parti da esperienze reali o costruisci le scene in modo più immaginato?
Per quanto prevalga l'immaginazione, c'è sempre un aspetto reale o vissuto da cui prendo le mosse.
Il rapporto tra uomo e tecnologia è molto presente nel tuo lavoro. È un tema che senti come urgenza personale o come osservazione più distaccata del presente?
Penso di viverlo come un'urgenza personale. Infatti mi rendo conto che il rapporto spesso malato tra l'uomo e la tecnologia riguarda anche me. Mi capita spesso di spaventarmi, quando scopro, alla fine della giornata, quanto tempo ho trascorso immerso nello smartphone.
Alcune opere sono più ironiche, altre più silenziose e sospese. È una cosa che nasce in modo spontaneo o ci pensi durante il lavoro?
Nasce tutto in modo spontaneo. Alcune volte le immagini che costruisco mi divertono, altre rappresentano invece un lato di me più poetico.

Accanto ai lavori più concettuali, i ritratti hanno un tono completamente diverso, più intimo. Che ruolo hanno all’interno del tuo percorso?
I ritratti mi hanno sempre affascinato, sin da quando ero bambino e rimanevo minuti a osservare la riproduzione delle opere di artisti rinascimentali. Mi colpiva la capacità di restituire l'incarnato dei volti. Quindi, le prime opere che ho realizzato, sono state dei ritratti e la ritrattistica continua ad accompagnarmi.
Il disegno, soprattutto nei lavori a biro, è estremamente preciso. Quanto è centrale per te il disegno rispetto alla pittura?
Nei ritratti a biro il disegno è fondamentale, anche perché, in quel contesto, ricerco un realismo molto spinto. Il disegno è comunque sempre centrale, sia perché è la base dei quadri che poi dipingo, sia perché mi accompagna ogni giorno come pratica quotidiana.

C’è un’immagine o un’idea che senti di riprendere spesso nel tuo lavoro, anche in modo inconsapevole?
Un'immagine credo di no. Però, guardando alle mie opere, mi rendo conto che, non sempre in modo consapevole, ho la tendenza a concentrarmi sulle mani, sia che appartengano ai personaggi rappresentati, sia che costituiscano un soggetto a sé.
Guardando al tuo percorso, senti di essere arrivato a una sintesi del tuo linguaggio o pensi che sia ancora in trasformazione?
Penso di essere arrivato ad avere dei punti fermi, nell'unione tra realismo e surrealismo. Però non si può mai dire: magari un giorno dipingerò opere astratte!
Dove ti immagini tra dieci anni, sia dal punto di vista artistico che personale?
Dal momento che considero ogni quadro come il pezzo di una narrazione, fra dieci anni vorrei essere arrivato a raccontare tante storie.
Cosa ti piacerebbe che una persona provasse davanti a una tua opera?
Come primo impatto, vorrei che una persona rimanesse colpita (vorrei dire anche scioccata, ma oggi è difficile rimanere scioccati), o per la forza dell'immagine, o per l'aspetto ironico. Successivamente, mi piacerebbe che cominciasse a ragionare sul significato dell'opera.
Intervista a Giulio Calamandrei | Roccart Gallery




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