Intervista a Valentina Agostini | Roccart Gallery
- Fabio Rocca

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
Tra astrazione, emozione e metamorfosi: la pittura di Valentina Agostini nasce come un viaggio nei paesaggi interiori, dove il colore diventa linguaggio dell'anima.

La ricerca artistica di Valentina Agostini si sviluppa attraverso un linguaggio astratto fatto di forme organiche, trasparenze e campiture cromatiche che sembrano trasformarsi continuamente. Le sue opere non rappresentano il mondo esterno, ma traducono sulla tela emozioni, ricordi e stati interiori, dando vita a composizioni aperte, capaci di instaurare un dialogo personale con chi osserva.
Per l'artista, il colore non è una semplice scelta estetica, ma uno strumento attraverso cui rendere visibile ciò che normalmente rimane invisibile. Ogni dipinto nasce da un processo spontaneo, nel quale intuizione, esperienza personale e metamorfosi convivono in un equilibrio costante.
In questa intervista Valentina Agostini racconta il momento che ha trasformato il suo percorso artistico, il rapporto tra pittura ed emozioni, il significato della sua ricerca astratta e la visione che guida il suo lavoro, dove ogni opera diventa un invito ad ascoltare il proprio mondo interiore.

INTERVISTA A VALENTINA AGOSTINI:
Nella tua ricerca l'astrazione sembra dialogare continuamente con la dimensione emotiva. Quanto conta l'esperienza personale nel processo creativo e quanto, invece, lasci spazio all'interpretazione dello spettatore?
Nelle mie opere, la dimensione emotiva si manifesta attraverso l'astrazione. Il nucleo di ogni opera nasce da una sensazione o un'emozione che sento dentro di me e che decido di esplorare. Spesso, questo è un processo che muta ed evolve durante la realizzazione stessa del dipinto. Questo aspetto lo adoro, perché ogni quadro è una sorpresa. Parte da un luogo che conosco e culmina in un altro tutto nuovo. Lo spettatore è assolutamente libero di cogliere quello che è racchiuso nel dipinto, di riconoscerlo anche dentro di sé e di arricchirlo con ulteriori interpretazioni. Spesso le impressioni che gli osservatori hanno condiviso con me, mi hanno commosso, perché ho potuto constatare proprio questo processo. L'emozione racchiusa nell'opera veniva riconosciuta, individuata dentro di sé e arricchita con ulteriori punti di vista. Non esiste nulla di definito e tutto continua a mutare.
Il colore occupa un ruolo centrale nei tuoi dipinti. Come scegli una determinata palette? È una decisione razionale o nasce da uno stato d'animo?
La scelta del colore è assolutamente spontanea, ma dietro vi è un senso che spesso sfugge alla ragione stessa. I colori sono strettamente legati alle emozioni e hanno per questo motivo un ruolo fondamentale. È come se il colore fosse il vestito indossato da un fantasma. Ci permette di vedere qualcosa, che altrimenti non vedremmo con i nostri occhi.
In alcune opere emergono riferimenti alla figura umana o simboli come la serratura, che sembrano affiorare dall'astrazione. Cosa ti interessa esplorare attraverso questi elementi?
Le figure e i simboli ci permettono di dare forma a sensazioni ed emozioni intangibili e complesse da descrivere. Così come le parole possono dare forma ai pensieri, le immagini possono dare forma alle emozioni.
Le tue composizioni trasmettono un senso di movimento continuo, quasi fossero organismi in trasformazione. Quale significato attribuisci a questa idea di metamorfosi?
La vita è metamorfosi. Nulla resta uguale e nulla è ben definito. Le sfumature che caratterizzano le mie opere vogliono rappresentare proprio questo aspetto. La mia interpretazione di qualcosa non può essere la sola e non può essere statica e per tale motivo la percezione e la visione dell'osservatore è vitale per il processo di metamorfosi.
Viviamo in un'epoca caratterizzata da immagini veloci e consumo immediato. La tua pittura, invece, sembra richiedere tempo e contemplazione. Che rapporto desideri instaurare con chi osserva le tue opere?
Il rapporto che vorrei instaurare è di dialogo. È come una staffetta interiore: con la realizzazione dell'opera ho corso una tratta e nel momento in cui la mia staffetta, ovvero la mia opera, raggiunge qualcun altro, sarà lui a correre la prossima parte del tragitto, se desidera farlo. Realizzare un'opera richiede calma, introspezione e astrazione dal flusso temporale. Anziché rivolgere il proprio sguardo verso l'esterno, si guarda verso l'interno. L'osservatore è invitato a proseguire il mio operato.

Quali artisti, movimenti o esperienze hanno influenzato maggiormente il tuo percorso e in che modo continuano a dialogare con la tua ricerca?
I miei studi sulle relazioni d'aiuto, sulla natura delle emozioni e sulle loro funzioni fisiche e sociali, sono al centro dei miei lavori. Il desiderio di esplorare il mondo delle emozioni cresce ininterrottamente e mi porta a ultimare sempre più specializzazioni in questo ambito. È come se continuassi ad aggiungere vocaboli al mio dizionario e ogni mia opera ne fosse l'espressione.
Esiste un'opera, tra quelle che hai realizzato finora, che consideri un punto di svolta nel tuo percorso artistico? Perché?
Fragments ha segnato la svolta nella mia vita e nella mia pittura. Quest'opera voleva essere un dono per una donna che stava vivendo i suoi ultimi mesi di vita. Anche lei, mamma come me, aveva dedicato la sua vita ai suoi figli, mettendo da parte le sue passioni. Aveva rimandato la realizzazione dei suoi sogni a quando i suoi figli fossero stati più indipendenti. Ma questo non ha avuto il tempo di avvenire. Un male improvviso è apparso e le ha lasciato pochi mesi di vita.
Dentro di me ho sentito come un vaso cadere e andare in mille pezzi. Fragments rappresenta proprio questi mille pezzi. Ho sentito dolore, smarrimento e paura. Poi ho cominciato a osservare quei frammenti e ho iniziato a costruire qualcosa di nuovo. Qualcosa che cresce ogni giorno e che amo ogni giorno di più.
Se dovessi descrivere la tua ricerca con tre parole, quali sceglieresti e cosa raccontano del tuo modo di intendere l'arte?
Amore: è il mio modo di intendere ogni cosa. "L'amor che move il sole e l'altre stelle."
Gentilezza: che la gentilezza sia sempre presente, verso me stessa e verso chi mi circonda.
Bellezza: per me la bellezza è tutto ciò che è sincero e autentico.
Guardando al futuro, come immagini possa evolversi la tua ricerca artistica nei prossimi dieci anni? Ci sono temi, tecniche o direzioni che vorresti approfondire?
Sono in continua evoluzione e sono veramente curiosa di scoprire cosa sarà domani. Il nome stesso con il quale firmo le mie opere ne è l'espressione. Vago non è solo l'insieme di Valentina Agostini, bensì deriva anche dal verbo vagare. Siamo esseri che vagano e che provano a dare un senso alla strada che stanno percorrendo.




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