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Intervista a Carla Ballini | Roccart Gallery

  • Immagine del redattore: Fabio Rocca
    Fabio Rocca
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Quando il ricordo trasforma il paesaggio in emozione e la pittura diventa un equilibrio tra realtà e visione.


Opera di Carla Ballini esposta alla Roccart Gallery, tra paesaggio, memoria e campiture cromatiche.

Entrata a far parte degli artisti della Roccart Gallery con la mostra Costellazioni Interiori, Carla Ballini sviluppa una ricerca pittorica in cui il paesaggio si trasforma in memoria e il colore diventa il principale strumento espressivo. Le sue opere non riproducono fedelmente la realtà, ma la reinterpretano attraverso il ricordo, lasciando che siano emozioni, luce e armonie cromatiche a guidare la costruzione dell'immagine.

Tra figurazione e astrazione, la sua pittura restituisce luoghi che appartengono tanto alla geografia quanto alla memoria personale, invitando lo spettatore a vivere il paesaggio come un'esperienza interiore.

In questa intervista Carla Ballini racconta il proprio percorso artistico, il rapporto con la natura, il ruolo del colore e il processo creativo che accompagna ogni sua opera.


Opera di Carla Ballini esposta alla Roccart Gallery, tra paesaggio, memoria e campiture cromatiche.

Intervista a Carla Ballini:

Quando hai capito che la pittura sarebbe diventata una parte fondamentale della tua vita?

Da bambina ho capito che la pittura sarebbe diventata fondamentale nella mia vita. Diventare pittrice era il mio progetto.

Da sempre ho amato disegnare e dipingere. Una passione e un'urgenza che mi hanno coinvolta profondamente fin dall'infanzia.


La natura e il paesaggio sono elementi ricorrenti nelle tue opere. Che rapporto hai con i luoghi che dipingi e quanto influenzano la tua ricerca?

Sono nata in un luogo dove la bellezza del paesaggio toscano è dirompente: San Domenico di Fiesole.

Da attenta osservatrice ho assorbito questa armonia di forme e di colori. Nel tempo, da viaggiatrice, sono stata affascinata anche da paesaggi molto diversi, più assolati, mediterranei o desertici.

Nella mia mente si sono impressi luoghi, immagini e colori tra loro molto differenti, che si trasformano sulla tela attraverso il ricordo, filtrati dalle emozioni della memoria.


Nei tuoi lavori il paesaggio viene spesso reinterpretato attraverso forme geometriche e campiture di colore. Come è nato questo linguaggio artistico?

Credo che reinterpretare il paesaggio attraverso ampie campiture di colore e forme geometriche sia stata una precisa scelta stilistica.

Far convivere una parte figurativa, ma essenziale, con una più propriamente astratta è il modo che ho trovato per esprimermi con maggiore libertà.


Quanto conta la memoria nel tuo processo creativo? Le tue opere nascono più dall'osservazione diretta o dal ricordo dei luoghi vissuti?

La memoria, nel mio processo creativo, è fondamentale.

Niente nasce dall'osservazione diretta: tutto affiora dal ricordo, deformato dall'emozione, rielaborato e progressivamente sfrondato da ogni elemento superfluo.


Il colore ha un ruolo centrale nella tua pittura. Come scegli le tue palette cromatiche e quale valore attribuisci ai colori?

Nell'uso del colore sono molto intuitiva.

I colori si formano e si sovrappongono nel gesto della spatolata. Piccole quantità di colore si fondono tra loro espandendosi sulla superficie e dando vita ad aree cromatiche sempre diverse.


Opera di Carla Ballini esposta alla Roccart Gallery, tra paesaggio, memoria e campiture cromatiche.

Le tue opere sembrano muoversi tra figurazione e astrazione. Ti senti più vicina a una di queste dimensioni o consideri questo equilibrio parte della tua identità artistica?

Ritengo che nella mia ricerca figurazione e astrazione convivano in equilibrio e rappresentino entrambe la mia identità artistica.


Ci sono artisti, movimenti o esperienze che hanno influenzato particolarmente il tuo percorso?

Sono particolarmente attratta dalle Avanguardie del Novecento e, in modo speciale, dall'Espressionismo.


Come nasce concretamente una tua opera, dall'intuizione iniziale fino al lavoro concluso?

Tutto nasce da un progetto mentale che, poco alla volta, prende forma e si concretizza nel fare, talvolta imboccando direzioni diverse e inaspettate durante la realizzazione.


Cosa ti piacerebbe che il pubblico percepisse o provasse osservando i tuoi dipinti?

Mi piacerebbe che le persone si emozionassero osservando le mie opere, apprezzandone il caleidoscopio cromatico e percependone la poesia che custodiscono.


Quali sono i progetti, le idee o le direzioni che vorresti esplorare in futuro attraverso la tua arte?

Vorrei continuare la mia ricerca in questa direzione, esplorando nuove campiture cromatiche, accostamenti sempre più arditi e nuove associazioni di forme semplificate ed essenziali.


 
 
 

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