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Intervista a Eve Art Project | Roccart Gallery

  • Immagine del redattore: Fabio Rocca
    Fabio Rocca
  • 11 minuti fa
  • Tempo di lettura: 8 min

Tra sogno, metamorfosi e immaginazione: la pittura di Eve Art Project esplora i confini dell'inconscio.


Opera di Eve Art Project esposta alla Roccart Gallery, tra simbolismo, natura e metamorfosi.

Entrata a far parte degli artisti della Roccart Gallery con la mostra Costellazioni Interiori, Eve Art Project sviluppa una ricerca in cui corpo, natura e immaginazione si intrecciano in un universo visivo ricco di simboli e trasformazioni. Le sue opere, sospese tra figurazione e surrealismo, danno vita a immagini che sembrano emergere dall'inconscio, invitando lo spettatore a intraprendere un percorso personale tra memoria, emozione e metamorfosi.

In questa intervista l'artista racconta il proprio processo creativo, il significato del suo immaginario e il modo in cui la pittura diventa uno spazio di esplorazione interiore.


Opera di Eve Art Project esposta alla Roccart Gallery, tra simbolismo, natura e metamorfosi.
THE NATURAL LAB METAMORPHOSIS

Intervista a Eve Art Project:


Le tue opere sembrano nascere da una fusione continua tra corpo umano, natura e dimensione onirica. Come prende forma questo immaginario e da dove nasce la necessità di raccontarlo attraverso la pittura?

L'immaginario che propongo prende forma dalla fusione delle esperienze vissute, dall'osservazione, dalla riflessione su tutto ciò che vedo e vivo, ma anche dall'istinto. Credo che tutto ciò che esiste sia connesso, anche con ciò che non può essere visto o percepito di primo acchito, e per questo cerco di raggruppare, unire e talvolta fondere elementi insieme, spesso in uno spazio indefinito; direi uno spazio interiore, a tratti sentimentalmente utopico.

Penso che l'arte sia il rifugio di molti adolescenti, ma solo in pochi hanno l'occasione di sviluppare un proprio percorso che li porti a farne uno stile di vita. Le lezioni di storia dell'arte mi facevano sognare e ammiravo coloro che avevano fatto della pittura e del pensiero la loro vita, entrando nella Storia.

Io ho nascosto per decenni questo desiderio e solo nel 2020 ho capito che, senza darlo troppo a vedere (anche a me stessa), avevo fatto di tutto per non spegnerlo. Dopo anni di studi (ragioneria e poi una laurea in Cinema, Musica e Teatro), ho scelto una professione – sono una visual designer – che mi permettesse comunque di lavorare con le immagini, la composizione, i colori e la comunicazione visiva, anche se nel mondo digitale. Prima del 2020 non avevo mai nemmeno provato a dipingere; solo ogni tanto facevo qualche disegno, senza pretese, in qualche pagina di diario.

Oggi, quando dipingo, ma anche adesso che parlo di questo, mi sento più vicina a me stessa e anche alla me del passato. Tutto ha senso e la sensazione è quella di ricevere un premio "solo" per essere stata me stessa. Del dipingere mi piace scegliere i colori, mischiarli, vederli trasformare, accostarli. Mi piace sperimentare forme attraverso la gestualità e i diversi strumenti per stendere il colore. Mi piace che non ci sia il tasto "cancella" o che non si possa tornare indietro come succede nei software di grafica digitale, semplicemente cliccando CTRL+Z, e che, anzi, si debba "gestire l'errore", aggiustarlo o accettarlo e lasciarlo presente. Questo soprattutto si verifica con la pittura acrilica, che al momento prediligo, caratterizzata da una veloce asciugatura. La pittura mi allontana dal digitale e mi riavvicina al concreto, al vero, e mi porta in mondi paralleli dove tutto è possibile e senza giudizio.


Nei tuoi lavori ricorrono occhi, organi, radici, insetti e forme vegetali ibride. Che valore simbolico hanno questi elementi all'interno della tua ricerca?

Dipingere forme vegetali ibride, fuse con elementi animali o umani, simboleggia nel mio caso l'integrazione, la consapevolezza dell'interconnessione tra gli esseri viventi e l'ambiente e quindi il bisogno reciproco e viscerale degli uni per gli altri. Questo concetto si espande nel contesto sociale fino all'inclusività e alla necessità di conoscere e accogliere il "diverso", perché parte del tutto, anche se idealmente distante da chi lo giudica tale.

Gli insetti appartengono a quel mondo di "piccoli esseri" che solitamente reputiamo fastidiosi, insignificanti e anche un po' bruttini, ma che sono importanti quanto gli altri elementi viventi dell'ecosistema naturale e di cui non possiamo fare a meno. Sono quelle "cose" che non vorremmo vedere, che vorremmo non esistessero, un po' come le vulnerabilità che cerchiamo di nascondere, ma che in realtà faremmo meglio ad accettare per apprezzarne il valore. Se guardiamo alla simbologia degli insetti, questi rappresentano anche la metamorfosi, ma anche l'adattamento e la rinascita, tutti temi a me molto cari.

Solitamente gli organi rappresentano la funzione che hanno (il cervello rappresenta il pensiero, il processo cognitivo, la riflessione, ad esempio), ma la lettura dipende sempre dal contesto, dagli elementi nelle vicinanze, dall'immaginazione e dall'esperienza di chi guarda.

Un messaggio simbolico che tengo a esplicitare è quello degli occhi, che rappresentano lo sguardo interiore, l'andare oltre, ma anche il forte giudizio, sia personale che degli altri. La paura di essere giudicati spesso causa un blocco nell'esistenza, un grande ostacolo da superare per sentirsi liberi di scegliere chi essere e cosa fare.

La chiocciola, o lumaca, è per me simbolo di ribellione: rappresenta la lentezza e il prendersi il tempo di andare nella direzione voluta, in opposizione alla frenesia dell'epoca contemporanea. Rappresenta inoltre l'uguaglianza sessuale, in quanto ermafrodita, e l'essere nomade, riconoscendo che il proprio posto è ovunque, ovunque siano il corpo e la mente.

Le radici sono simbolo di riconoscimento della provenienza, di attaccamento primordiale alla natura e al concreto, mentre i rami esprimono il desiderio di evolversi, di andare e indagare lontano, di espandersi.


La metamorfosi è uno dei temi centrali della tua pittura. Cosa rappresenta per te il concetto di trasformazione, sia artisticamente che umanamente?

Metamorfosi, per me, è vivere, è andare avanti, è la natura stessa dell'esistenza. Vedo un po' innaturale rimanere uguali costantemente, soprattutto interiormente; lo vivo come un blocco, una gabbia. Come un eterno riposo dove tutto è statico e uguale a se stesso, uno stato di impotenza più che di stabilità.

Viviamo per cambiare, per esplorare, con la possibilità di migliorare. Certo, non deve essere una forzatura, ma parte del processo. È anche un atto di volontà: non dipingo la trasformazione solo come un atto inevitabile, ma come una forza, come la voglia di evolversi.

A livello artistico sento la stessa cosa. Non mi imporrò mai di rimanere fedele al linguaggio, ai materiali o alla poetica di oggi. Ci sono troppe cose da sperimentare, scoprire, valutare e scegliere, e io vorrei rinnovarmi e "cambiare pelle" tutte le volte che lo riterrò necessario o che, involontariamente, succederà.


Le tue composizioni sembrano muoversi tra sogno e subconscio. Quanto spazio hanno l'istinto e l'inconscio durante il processo creativo?

Quando dipingo non ho quasi mai una fase di progettazione; anzi, mi piace lasciare che tutto si palesi spontaneamente. In questo modo posso indagare il mio istinto e riflettere o fantasticare sul suo significato.

L'atmosfera può effettivamente sembrare onirica, ma penso che mi guidino di più l'intuito, la spontaneità e l'immaginazione piuttosto che il sogno. Il mio è un desiderio concreto di inclusività, di collaborazione, di rispetto e consapevolezza per se stessi, per il diverso e per il molteplice, rappresentato attraverso la celebrazione della natura e della fantasia.


I tuoi colori sono intensi, vibranti, quasi vitali. Che rapporto hai con il colore e quanto incide nella costruzione emotiva delle tue opere?

Con i colori vivaci e fluorescenti cerco di contrastare l'irrequietezza, il disagio e la stanchezza che emergono dai soggetti o dai paesaggi che dipingo. Sono una persona profondamente stanca delle ingiustizie e spesso arrabbiata, ma anche piena di energia e con una grande voglia di cambiare le cose in meglio.

Credo che questi colori vibranti e vitali rappresentino proprio questa energia: la voglia di illuminare tutto, di restituire brillantezza e positività in una società contemporanea che galoppa verso l'appiattimento dei diritti e la valorizzazione di molte futilità.


Opera di Eve Art Project esposta alla Roccart Gallery, tra simbolismo, natura e metamorfosi.
BURNING FOREST

Nelle tue tele convivono bellezza e inquietudine, armonia e tensione. Ti interessa creare nello spettatore una reazione emotiva ambivalente?

Quello della bellezza non è l'obiettivo che mi pongo quando dipingo. Mi piace di più giocare con l'armonia e la disarmonia della composizione e delle forme, che poi mi restituiscono inquietudine e tensione.

Uno dei temi che affronto, anche attraverso i colori, è la dualità dell'esistenza, quindi la coesistenza di bene e male, bello e brutto, negatività e positività, vita e morte, che effettivamente vogliono portare a reazioni emotive contrastanti nello spettatore.

Quindi sì, il mio lavoro propone di creare inquietudine, spaesamento e disagio, ma anche di offrire appigli positivi, luce ed energia per ribellarsi a questi sentimenti di tensione.


Il tuo linguaggio visivo richiama a tratti il surrealismo, ma possiede una sensibilità molto contemporanea. Ci sono artisti, movimenti o riferimenti culturali che hanno influenzato il tuo percorso?

Sono sicuramente influenzata da moltissimi artisti, movimenti artistici e da tutto quello che studio e vivo.

Non posso non nominare artisti surrealisti come Max Ernst, René Magritte, Alberto Savinio e Salvador Dalí, ma anche la metafisica di Giorgio de Chirico in alcuni disegni; forse Hieronymus Bosch per la ricchezza dei dettagli ed Escher per il desiderio di far combaciare gli elementi e vederli trasformare.

Adoro l'uso del colore di Vincent van Gogh e l'espressionismo di Edvard Munch, ma penso che nel mio lavoro emerga anche una forte componente romantica, ispirata ad artisti come William Turner e Caspar David Friedrich. Non può mancare Giuseppe Arcimboldo, con i suoi straordinari ritratti metaforici.

E poi ci sono i cartoni animati che guardavo da bambina e i manga giapponesi, che hanno sicuramente influenzato il mio immaginario attraverso i loro colori vivaci, l'energia delle immagini e il tratto deciso.


Le tue opere sembrano veri e propri ecosistemi interiori. Pensi che la pittura possa diventare uno strumento per esplorare la propria identità e le proprie fragilità?

Sì, hai centrato il punto.

Quello che faccio è lasciare emergere spontaneamente forme e colori per poi cercare un senso in ciò che ho dipinto o disegnato. È un bellissimo processo psicologico e di indagine identitaria, anche se è facile "barare" nell'attribuire significati.

Quando la ricerca è approfondita, documentata e trova corrispondenze nei ricordi o nelle esperienze personali, diventa davvero liberatorio cercare di capirsi, darsi delle spiegazioni, conoscersi e magari cambiare, se ciò che abbiamo visto o percepito di noi stessi non ci piace.

Tutto questo è ciò che spero di trasmettere anche allo spettatore.


In un momento storico dominato dalla velocità delle immagini digitali, la tua pittura invita invece a un'osservazione lenta e immersiva. Che rapporto desideri creare con chi guarda le tue opere?

Desidero inizialmente destabilizzare lo spettatore, per poi catturare la sua attenzione e far nascere una necessità di riflessione. Come uno schiaffo, ma dal retrogusto piacevolmente dolce.

Desidero che le persone si concedano una pausa per viaggiare dentro sé stesse. Vorrei aprire una porta su un paesaggio interiore, a volte meraviglioso, altre inquietante.

Vorrei che chi osserva le mie opere si facesse delle domande, senza sentire il bisogno di trovare necessariamente una risposta. Mi piacerebbe incentivare la curiosità, la creazione di storie, la scoperta di mondi interiori paralleli e di nuovi modi di pensare e vedere.

Vorrei abbattere il grigiore e dilatare il tempo. Pensare lentamente, per il piacere stesso di pensare, e riscoprire il valore della propria immaginazione.

Mi piacerebbe anche incoraggiare le persone ad avvicinarsi al disegno, alla pittura e all'arte in generale, perché credo che qualsiasi forma d'arte sia capace di attivare il pensiero.


Guardando al futuro, dove immagini possa evolversi la tua ricerca artistica nei prossimi dieci anni? Ci sono temi, linguaggi o sperimentazioni che senti il desiderio di approfondire?

Penso alla biologia e al cambiamento climatico come temi importanti che desidero approfondire.

Credo che non abbandonerò la psicologia né la filosofia, ma lascerò che gli eventi mi conducano anche verso altri argomenti ai quali, oggi, forse non sto ancora pensando.

A volte sento che dovrei dedicarmi anche alla scultura e alle installazioni, ma mi rendo conto che sto cercando delle scuse per non farlo. Nel frattempo mi sto dedicando a un progetto di arte concettuale, un linguaggio che non avrei mai creduto di adottare.

Ho anche il presentimento che il mio percorso mi porterà verso un minimalismo estremo, che quasi non vedo l'ora di sperimentare e che, allo stesso tempo, mi intimorisce. È come un presagio, un cambiamento di rotta drastico, le cui ragioni oggi mi sono ancora sconosciute.


 
 
 

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