Intervista a Enrico Torricelli | Roccart Gallery
- Fabio Rocca

- 10 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Tra simbolo, paesaggio e immagini interiori: Enrico Torricelli racconta una pittura essenziale che nasce dall'anima e invita a guardare oltre il visibile.

La pittura di Enrico Torricelli si distingue per un linguaggio essenziale, nel quale pochi elementi sono sufficienti a evocare paesaggi interiori, visioni simboliche e stati dell'essere. Le sue opere non descrivono luoghi reali, ma costruiscono spazi sospesi in cui colore, orizzonte e silenzio diventano strumenti di introspezione e contemplazione.
All'interno della mostra Visioni dall'Oltre, ospitata dalla Roccart Gallery, Torricelli presenta una ricerca che nasce dall'esperienza personale e da immagini che emergono spontaneamente dalla dimensione interiore. Ogni dipinto diventa un invito a rallentare lo sguardo e ad ascoltare ciò che si nasconde oltre la superficie dell'immagine.
In questa intervista l'artista racconta il proprio processo creativo, il rapporto con il simbolo, il significato della sintesi nella pittura e il ruolo che l'arte continua ad avere nel suo percorso umano e artistico.

INTERVISTA A ENRICO TORRICELLI:
Le tue opere sembrano costruire paesaggi essenziali, dove pochi elementi diventano sufficienti a evocare uno spazio interiore. Come nasce un'immagine nel tuo processo creativo?
Forse nello stesso modo in cui nasce un sogno. Io so che, a volte, le immagini appaiono e basta, con l'urgenza di essere riportate, senza troppi fronzoli, ma con gli elementi essenziali per non perdere il messaggio.
Nei tuoi lavori il paesaggio non descrive un luogo preciso, ma sembra suggerire una condizione dell'animo. Quanto conta l'esperienza interiore nella tua pittura?
È tutto.
La mia pittura è soprattutto centrata sulle immagini dell'anima: evocative, concettuali e simboliche.
Cieli, orizzonti, geometrie e campiture di colore ricorrono spesso nelle tue opere. Come scegli quali elementi lasciare e quali eliminare?
Sento cosa vuole stare sulla tela.
Meno è meglio.
Quanto hanno inciso le esperienze della tua vita sulla tua pittura? Pensi che oggi le tue opere raccontino, in qualche modo, anche il tuo percorso personale?
Ho cominciato a dipingere dopo un periodo molto particolare della mia vita. È stata una necessità espressiva, essenziale per fissare visioni che appartenevano, per me, a piani straordinari della realtà.
Dal 2012 a oggi ho realizzato circa duecento tele e ho attraversato tante tematiche, anche molto personali e intime. Cose che, dette a voce, sembrerebbero assurde, ma che attraverso colori, simboli e forme riescono a fermare il significato più profondo del mio vissuto.
Le tue composizioni trasmettono equilibrio e quiete. È una ricerca che nasce in modo spontaneo oppure è il risultato di un lungo processo di sintesi?
Spesso è così, ma non sempre.
Comunque c'è molta spontaneità e, probabilmente, anche molta ingenuità nella mia arte. Credo che debba essere proprio così, per riuscire a trasmettere purezza.

Nelle tue opere il silenzio sembra avere la stessa importanza degli elementi dipinti. È una sensazione che cerchi consapevolmente?
Non sono sicuro di aver capito cosa intendi per silenzio.
Se, ad esempio, ti riferisci alla parte inferiore della Venere sommersa, in forte contrasto con il cielo tempestoso della parte superiore, allora sì, è una scelta cercata.
Oppure, se parli del silenzio evocato da un portale dimensionale, come nel quadro Le lancette cadute, allora quello è un effetto secondario della suggestione di un luogo senza tempo e oltre lo spazio.
Guardando le tue opere si ha la sensazione che ci sia sempre qualcosa oltre ciò che viene mostrato. Ti interessa lasciare spazio all'immaginazione dello spettatore?
Dopo aver terminato un'opera, quando la riguardo dopo giorni o mesi, l'immagine e la sensazione che suscita in me spesso cambiano rispetto alla prima volta.
È un messaggio che si modifica ed evolve insieme all'osservatore. Credo che, anche se la figura rimane sempre la stessa, ciò che comunica risponda come uno specchio a chi la guarda, creando una sorta di dialogo privato e personale.
Oggi siamo abituati a immagini veloci e continue. Pensi che la pittura possa ancora invitare a rallentare lo sguardo e ritrovare un tempo diverso?
La ricchezza è tutta lì, negli occhi di chi sa osservare e riesce ancora a innamorarsi con uno sguardo.
E, se decide di approfondire, scopre che c'è molto di più e che, spesso, ciò che trova parla proprio di sé.
Cosa speri accada nello spettatore quando si trova davanti a uno dei tuoi lavori?
Spero che vibri qualche corda della sua anima e che possa apprezzarne la melodia.
Guardando al tuo percorso artistico e personale, dove immagini possa portarti la tua ricerca nei prossimi dieci anni?
Non ne ho la più pallida idea.
Credo però che, se ci sarò ancora, continuerò a dipingere e a usare questo strumento per crescere e fissare le mie immagini dell'anima, che solo con le parole non potrebbero essere comunicate.




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