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Intervista a Patrizia Pacini | Roccart Gallery

Immagine del redattore: Fabio Rocca
Fabio Rocca
7 ago
Tempo di lettura: 5 min

Attraverso la materia, i ricordi e la sperimentazione, Patrizia Pacini costruisce un linguaggio artistico profondamente legato all'introspezione, nel quale ogni opera diventa uno spazio di trasformazione e consapevolezza.


Opera materica di Patrizia Pacini caratterizzata da texture e inserti dorati.

La ricerca artistica di Patrizia Pacini nasce da un'esigenza profonda di espressione e dalla volontà di trasformare emozioni, ricordi e vissuti personali in immagini capaci di parlare all'interiorità di chi osserva. Attraverso la sperimentazione materica, l'utilizzo di elementi naturali e una costante ricerca spirituale, l'artista costruisce opere che custodiscono tracce del tempo e invitano a rallentare, ad ascoltarsi e a guardare oltre la superficie.

La memoria, il rapporto con la perdita e la necessità di attribuire valore agli attimi vissuti attraversano il suo percorso creativo, nel quale la materia diventa non soltanto uno strumento espressivo, ma un vero e proprio linguaggio capace di raccontare trasformazione, speranza e rinascita.

In questa intervista, Patrizia Pacini racconta il proprio percorso artistico, il legame con le discipline olistiche, l'importanza del presente e il desiderio di continuare a esplorare nuove possibilità espressive attraverso la pittura e la materia.


Dipinto contemporaneo di Patrizia Pacini ispirato ai temi della memoria e della trasformazione.
CIO' CHE RIMANE

INTERVISTA A PATRIZIA PACINI:



Come è nato il tuo percorso artistico e quando hai capito che la pittura sarebbe diventata il tuo linguaggio espressivo?

Sono autodidatta e, intorno ai quarant'anni, in un periodo difficile della mia vita, ho sentito l'esigenza viscerale di creare, di dare vita a qualcosa di mio che portasse bellezza e stupore. Ho iniziato realizzando complementi d'arredo attraverso la rielaborazione di manichini, utilizzando il decoupage, materiali vintage e diversi elementi capaci di conferire un'identità particolare alle mie creazioni.

Con il tempo, la pittura è diventata il mio linguaggio espressivo: inizialmente attraverso la fluid art e, successivamente, sperimentando e trovando soddisfazione nel plasmare diversi tipi di materia, integrandoli con la tela.


La materia è uno degli elementi centrali della tua ricerca. Quando lavori, è la materia a guidare l'opera o hai già un'immagine precisa di ciò che vuoi realizzare?

La materia è, per me, il corpo attraverso il quale l'opera si esprime e prende forma in base a ciò che sento e vivo. Mi lascio guidare dalle emozioni, mentre la materia le traduce inconsciamente attraverso le mie mani.


Le tue opere sembrano custodire tracce del tempo, quasi fossero frammenti di memoria o reperti. Cosa rappresenta per te il concetto di memoria nella tua ricerca artistica?

Ho scoperto l'importanza della memoria e dei ricordi con la perdita di mia madre, quando ero bambina. Oggi, mentre mio padre convive con un principio di Alzheimer, la necessità di dare valore ai ricordi è diventata fondamentale.

Non per vivere nel passato, ma per sottolineare la bellezza e la fortuna di custodire nel cuore quanti più attimi di vita possibile, dando valore al presente e alle sue emozioni, per poterne fare tesoro e, se ci sarà concesso, ritrovarli un giorno nella memoria.


Il tuo passato, le esperienze che hai vissuto e il tuo percorso personale hanno influenzato la tua ricerca artistica? In che modo ti hanno portata a sviluppare questo particolare linguaggio espressivo?

Mi ritengo un'anima in continua crescita. Mi sono sempre posta molte domande, cercando di ascoltarmi e di trovare risposte costruttive che mi aiutassero a trasformare il mio punto di vista.

L'arte, in questo percorso, mi ha permesso di comprendere molti aspetti di me stessa e di trovare un modo per esprimermi. Attraverso le mie opere non voglio soltanto lasciare traccia del mio cammino personale, ma anche trasmettere messaggi di speranza, trasformazione, riflessione e introspezione.

Un ruolo fondamentale lo hanno avuto diverse discipline olistiche, in particolare il massaggio, ma anche lo studio e la pratica del tantra, inteso non soltanto come tecnica, ma come filosofia e concezione della vita. Attraverso questi percorsi ho potuto esprimere parti di me stessa anche sulla tela, che spesso è diventata il corpo sul quale trasferire la mia energia.


La tua tavolozza alterna toni delicati a inserti dorati e materici. Come scegli i colori e i materiali che utilizzi nelle tue opere?

Non seguo una logica intesa come costruzione mentale, ma ascolto il mio stato d'animo. Cerco sempre di entrare in contatto con ciò che provo prima di iniziare a dipingere e, in base alle emozioni del momento, scelgo i colori.

Per me l'oro rappresenta la luce, l'abbondanza di tutto ciò che è benefico, la materia e la speranza. È un colore quasi sempre presente nelle mie opere. In alternativa, creo un punto di luce, una porta, una soglia, per trasmettere lo stesso messaggio.

I materiali, a volte, sono ricercati e scelti con precisione; altre volte, invece, mi piace lasciare spazio alla mia parte bambina, che sperimenta e gioca con tessuti, carta, metalli e si diverte a scoprire il risultato della loro integrazione con la pittura.


Dipinto contemporaneo di Patrizia Pacini ispirato ai temi della memoria e della trasformazione.
OCEANI DI OCCASIONI

Osservando i tuoi lavori si ha la sensazione che invitino lo spettatore a rallentare e ad andare oltre la prima impressione. Che tipo di esperienza vorresti suscitare in chi osserva le tue opere?

Essere presenti. È ciò che cerco di applicare nella mia vita: non fermarmi alla superficie delle cose, concedermi la possibilità di osservare da più punti di vista, immaginare, incuriosirmi.

Vorrei che anche chi osserva le mie opere potesse fermarsi, ascoltarsi e accogliere ciò che emerge nel momento in cui si concede davvero di sentire.


Ci sono artisti, movimenti o esperienze che hanno influenzato maggiormente il tuo percorso e la tua visione dell'arte?

Un artista che mi ha sempre affascinato è Alberto Burri, per il modo in cui riesce a trasformare la materia in linguaggio espressivo. I suoi sacchi, le combustioni e i cretti mostrano come la materia possa diventare non soltanto uno strumento, ma il messaggio stesso dell'opera.

È proprio questa la forma espressiva che sento più vicina a me: una materia che non è soltanto supporto tecnico, ma spazio nel quale trasmettere energia, memoria, trasformazione e cambiamento.


Come riesci a trovare un equilibrio tra la componente tecnica della materia e quella più emotiva e intuitiva del tuo lavoro?

Per me l'equilibrio tra tecnica ed emozione non è una scelta, ma una conseguenza naturale. Lascio che il gesto sia guidato dall'istinto, mantenendo però sempre un senso estetico e restando fedele all'emozione che sto vivendo in quel preciso istante.

È questo dialogo continuo tra controllo e abbandono a definire il mio linguaggio artistico.


Qual è la sfida più grande che affronti ogni volta che inizi una nuova opera?

Non vivo l'inizio di un'opera come una sfida, ma come uno spazio sacro. Ogni volta che mi avvicino a una nuova creazione entro in un momento meditativo, intimo e personale, al quale attribuisco un grande valore.

In quello spazio cerco di lasciare andare il controllo e permettere alle emozioni di guidarmi. Solo in un secondo momento il controllo torna necessario per definire alcuni aspetti estetici, ma rimane sempre secondario rispetto al sentire.

Più che una sfida da affrontare, per me ogni opera è un rito da onorare.


Guardando al futuro, come immagini possa evolversi la tua ricerca artistica nei prossimi dieci anni? Ci sono temi, materiali o direzioni che vorresti approfondire?

Proprio perché, per come sono fatta, essere presenti nel qui e ora è fondamentale, oggi non saprei rispondere in modo definitivo.

Sicuramente continueranno la mia ricerca e le mie sperimentazioni materiche. Amo lavorare con l'argilla e con elementi naturali come il legno e le cortecce, materiali che continuerò a integrare nelle mie creazioni.

Sono inoltre molto attratta dalla possibilità di realizzare sculture permanenti per spazi aperti, opere di cui tutti possano beneficiare, sia per la loro forma sia per il messaggio che portano con sé.


 
 
 

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Roccart Gallery di Rocca Fabio P.I. 02269830515       I       via san gallo 89R, 50129, Firenze, IT

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