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Intervista a Antrum | Roccart Gallery

Immagine del redattore: Fabio Rocca
Fabio Rocca
4 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Tra street art, fumetto, cultura pop e neo-espressionismo, Antrum racconta un universo artistico libero e istintivo, dove figure, segni e colori trasformano la realtà in qualcosa di nuovo.


Antrum, opera di arte contemporanea con figure e colori vivaci

La ricerca di Antrum nasce dall'incontro tra immagini, persone, musica, cinema, storia e sensazioni quotidiane. Un immaginario in continua trasformazione, popolato da figure e personaggi che sembrano appartenere a un universo personale, nel quale non esistono regole precise.

Il suo linguaggio guarda alla street art, al fumetto, alla cultura pop e al neo-espressionismo, assorbendo queste influenze senza mai seguirle in maniera rigida. Tra i suoi riferimenti emerge in particolare Basquiat, soprattutto per la libertà del segno e l'immediatezza del linguaggio.

La realtà, nelle opere di Antrum, non viene riprodotta fedelmente, ma reinterpretata e deformata. Corpi, proporzioni, simboli e figure diventano altro passando attraverso lo sguardo dell'artista. Creature fantastiche e personaggi apparentemente giocosi costruiscono così immagini immediate, colorate e ironiche, dietro le quali può però emergere una dimensione più inquieta.

In questa intervista Antrum racconta il proprio immaginario, il rapporto con l'istinto e con la realtà, le influenze che hanno accompagnato il suo percorso e quella libertà espressiva che considera una parte fondamentale del proprio modo di fare arte.


Antrum, opera di arte contemporanea con figure e colori vivaci

L'intervista ad Antrum:


Il tuo lavoro è popolato da figure, simboli e personaggi che sembrano appartenere a un universo tutto loro. Da dove nasce questo immaginario e quanto c'è di spontaneo nel momento in cui inizi a creare?

Il mio immaginario nasce da tutto ciò che assorbo quotidianamente: persone, musica, cinema, storia, immagini e sensazioni. Molti personaggi nascono spontaneamente mentre lavoro e finiscono per creare un universo mio, dove non esistono regole.


Nelle tue opere convivono elementi che possono richiamare il fumetto, la street art e l'illustrazione. Ci sono mondi visivi, artisti o esperienze che hanno influenzato in modo particolare la tua ricerca?

La street art è sicuramente una delle influenze più importanti, anche perché è uno dei linguaggi con cui ho iniziato ad avvicinarmi all'arte. Mi interessano molto anche il fumetto, la cultura pop e artisti come Basquiat. Cerco però di assorbire questi riferimenti senza seguirli in maniera rigida, trasformandoli in qualcosa di personale.


Le tue figure sono spesso deformate, semplificate o trasformate in creature quasi fantastiche. Che rapporto hai con la realtà e perché senti il bisogno di reinterpretarla attraverso questo linguaggio?

La realtà per me è un punto di partenza, non qualcosa da riprodurre fedelmente. Mi interessa deformarla perché penso che ciò che vediamo sia sempre filtrato dalla nostra mente. Le mie creature rappresentano proprio questo: una realtà riconoscibile che, passando attraverso di me, diventa qualcos'altro.


A un primo sguardo le tue opere possono apparire giocose e immediate, ma spesso trasmettono anche una certa inquietudine. Quanto è importante per te questo contrasto tra leggerezza e tensione?

È un contrasto fondamentale. Mi piace attirare lo sguardo attraverso colori, ironia e figure apparentemente giocose, per poi lasciare emergere qualcosa di più oscuro o inquieto. Credo rispecchi anche la realtà: leggerezza e tensione possono convivere nello stesso momento.


Quando realizzi un'opera, parti generalmente da un'idea precisa oppure lasci che siano il segno, il colore e l'istinto a guidarti durante il processo?

Solitamente parto da un'idea abbastanza precisa, ma raramente il risultato finale coincide del tutto con quello che avevo immaginato. Durante il processo lascio molto spazio all'istinto: colori, segni e dettagli possono cambiare completamente la direzione dell'opera. È proprio questa imprevedibilità una delle parti che amo di più del creare: partire da un'idea per poi deformarla lungo il processo di rappresentazione su tela.


Antrum, opera di arte contemporanea con figure e colori vivaci

C'è un artista, una corrente artistica o un particolare linguaggio visivo a cui ti senti particolarmente legato? Ci sono riferimenti che studi o da cui trai ispirazione per la tua ricerca?

Mi sento molto vicino alla street art, al neo-espressionismo e alla cultura pop. Basquiat è sicuramente un riferimento importante per la libertà del segno e l'immediatezza del suo linguaggio. Ma cerco ispirazione anche fuori dall'arte: musica, cinema, storia, filosofia, pubblicità e immagini della vita quotidiana entrano continuamente nel mio immaginario.


La tua pittura sembra essere uno spazio di grande libertà, dove le regole possono essere messe da parte e tutto può trasformarsi. Che cosa significa per te essere libero quando crei?

Essere libero significa non chiedermi se quello che sto facendo sia giusto o sbagliato. Sulla tela posso deformare corpi, cambiare proporzioni, mescolare epoche e simboli. È uno spazio in cui non devo rispettare la realtà, ma posso costruirne una mia. Non seguo delle regole, perché credo che l'arte sia un gesto istintivo e, se gli poniamo dei paletti, non è più vero.


Dietro il tuo immaginario c'è anche qualcosa di autobiografico? Il tuo vissuto, le tue esperienze o il tuo modo di osservare il mondo entrano, magari in modo inconsapevole, all'interno delle tue opere?

Sicuramente. Non considero le mie opere autobiografiche in senso stretto, ma dentro c'è inevitabilmente il mio modo di vedere il mondo. Paure, ironia, contraddizioni e pensieri personali finiscono nei quadri, a volte senza che me ne renda conto mentre li realizzo.


Se dovessi spiegare a qualcuno che non ha mai visto un tuo lavoro quale sensazione vorresti lasciargli, cosa spereresti che trovasse entrando nel tuo universo?

Vorrei prima di tutto provocare curiosità. Mi piace l'idea che un'opera possa sembrare immediata e colorata a un primo sguardo, ma diventare più inquieta o ambigua osservandola meglio. Non voglio imporre un significato preciso: preferisco che ognuno trovi qualcosa di personale nel mio universo.


Per concludere, guardando al futuro: come ti immagini, artisticamente e personalmente, tra dieci anni?

Artisticamente spero di essere ancora riconoscibile come Antrum, ma molto diverso da oggi. Vorrei continuare a evolvere senza perdere la spontaneità che mi ha fatto iniziare, lavorare su formati e progetti sempre più ambiziosi ed esporre il mio lavoro a un pubblico più ampio. Personalmente vivo l'arte come una necessità e sono certo che non mi abbandonerà mai.


 
 
 

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