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Intervista a Antonella Fabiani | Roccart Gallery

  • Immagine del redattore: Fabio Rocca
    Fabio Rocca
  • 30 lug
  • Tempo di lettura: 5 min

Tra cerchi, spirali e armonie cromatiche, Antonella Fabiani trasforma la pittura in uno spazio di meditazione e ricerca interiore, dove il colore diventa espressione di energia e spiritualità.


Dipinto di Antonella Fabiani con cerchi, spirali e simboli spirituali.

La ricerca artistica di Antonella Fabiani nasce dall'incontro tra intuizione, spiritualità e una profonda riflessione sul significato dell'esistenza. Le sue opere, costruite attraverso cerchi, spirali e armonie cromatiche, non vogliono rappresentare il mondo visibile, ma indagare quella dimensione interiore e universale che accomuna ogni essere umano.

Partendo da un centro, reale e simbolico, l'artista sviluppa composizioni che evocano mandala, forme cosmiche e strutture naturali, trasformando il colore in uno strumento capace di dare forma a emozioni, energie e stati di coscienza. La pittura diventa così un'esperienza meditativa, un luogo di silenzio e concentrazione in cui geometria e spiritualità si incontrano.

In questa intervista, Antonella Fabiani racconta il proprio percorso artistico, il rapporto con il simbolismo del cerchio e della spirale, l'influenza delle letture filosofiche e spirituali e il desiderio di spingersi, in futuro, verso una pittura sempre più libera, guidata dalla luce e dalla forza espressiva del colore.


Opera di Antonella Fabiani ispirata alla geometria sacra e ai mandala.
MANDALA CON FOGLIE

INTERVISTA A ANTONELLA FABIANI


Le tue opere sembrano nascere da un equilibrio tra geometria, spiritualità e colore. Come prende forma un tuo dipinto?

I miei dipinti difficilmente nascono da un'idea precisa o dall'intenzione di realizzare una determinata forma o un soggetto specifico. Nascono piuttosto da una necessità interiore, dal desiderio di portare sulla tela, attraverso l'emozione del colore, una sensazione legata a un preciso momento della mia vita. Mi ritrovo così davanti a una tela bianca sulla quale traccio un centro: per me è la parte fondamentale dell'opera, perché è proprio da lì che si sviluppa l'intera composizione.


Nella tua ricerca ricorrono spesso forme circolari e composizioni che ricordano i mandala. Quando hai scoperto il significato di questi elementi?

Quella del mandala non è stata una scelta consapevole. Non conoscevo il significato di queste forme fino a quando una gallerista mi disse che i miei dipinti ricordavano dei mandala. Da quel momento ho iniziato a documentarmi e a comprendere cosa rappresentassero nelle diverse culture, soprattutto orientali.

Ho capito che quella struttura circolare è una modalità universale per esprimere lo spazio interiore e spirituale che risiede dentro ciascuno di noi. Ed è proprio questo che cerco di indagare attraverso la pittura: tradurre in immagine quello spazio luminoso che abita dentro di noi.


Cerchi, spirali, il Nautilus e simboli come lo Yin e lo Yang compaiono frequentemente nelle tue opere. Quale significato attribuisci a queste forme?

Nelle mie geometrie non c'è l'intenzione di descrivere il mondo reale: non vi sono prospettive, ombre o chiaroscuri, perché ciò che voglio rappresentare è ciò che anima le forme e ciò che si nasconde dietro di esse.

Il cerchio è un elemento quasi sempre presente nei miei dipinti. Rappresenta ciò che difficilmente può essere espresso altrimenti: l'infinito. Non ha un inizio né una fine, è armonico e privo di spigoli.

Anche la spirale ritorna spesso nelle mie opere: può rappresentare un vortice di energia, ma anche la dualità e l'opposizione, perché può essere percorsa in entrambe le direzioni.

Il Nautilus, con il suo sviluppo legato alla sequenza di Fibonacci, mi affascina perché dimostra come la natura segua regole matematiche precise. Lo Yin e lo Yang, invece, rappresentano gli opposti che convivono in armonia.


Quanto hanno inciso le esperienze personali e il tuo percorso di vita nella nascita della tua ricerca artistica?

Sin da giovanissima ho amato l'arte e la pittura, tanto da scegliere la professione di restauratrice di dipinti antichi, un lavoro che ho svolto per molti anni con grande passione.

Successivamente mi sono trovata a vivere un momento complesso e doloroso della mia vita e, attraverso molte letture filosofiche e spirituali, ho iniziato a cercare risposte sul senso dell'esistenza. Da quel momento è nata l'esigenza di esprimere quel sentimento di appartenenza a qualcosa di più grande di noi.

Ho cercato di rappresentare il principio di unità, quel luogo in cui ogni forma trova la propria collocazione e di cui ognuno di noi è parte integrante.


Che ruolo occupa oggi la pittura nella tua quotidianità?

La pittura è diventata per me una vera forma di meditazione. Nel momento creativo sperimento una concentrazione così intensa da vivere uno stato di presenza assoluta, quasi un tempo sospeso, libero dai pensieri disturbanti.

Poi basta il suono del telefono o una voce familiare per interrompere quel momento magico, ma fa parte della realtà quotidiana dalla quale non possiamo sottrarci.


Dipinto contemporaneo di Antonella Fabiani ispirato al simbolismo del colore.
MOTO GENERAZIONALE

Il colore è uno degli elementi più importanti del tuo linguaggio artistico. Come scegli le tue palette cromatiche?

La scelta del colore nasce sia dall'istinto sia da una riflessione simbolica, anche se spesso è il colore stesso a imporsi.

Per me è fondamentale preservarne la purezza e la luminosità, evitando troppe mescolanze. Utilizzo i colori quasi puri, accostandoli o sovrapponendoli direttamente sulla tela.

Il colore non ha soltanto una funzione estetica, ma soprattutto simbolica: per rappresentare energie sottili e spirituali utilizzo tonalità fredde come l'azzurro, il violetto e il bianco, che considero la sintesi luminosa dell'intero spettro visibile.

La luce e l'ombra che abitano dentro di noi hanno bisogno del colore per manifestarsi.


Quando consideri davvero conclusa un'opera?

Considero terminato un dipinto solo quando sento di essere riuscita a esprimere il concetto che avevo dentro e quando il risultato soddisfa anche il mio bisogno di armonia estetica.

La mia tecnica richiede molto tempo e una grande precisione. Non mi interessa quanto tempo impiego: ciò che conta è raggiungere il risultato che desidero.


Che rapporto desideri instaurare con chi osserva le tue opere?

Per me è fondamentale potermi esprimere e non ritengo necessario che l'osservatore comprenda esattamente il significato che attribuisco ai miei lavori.

Ognuno vede nell'opera qualcosa di sé, e forse è giusto così. Quando però qualcuno riesce a entrare in sintonia con ciò che ho espresso e trova una risonanza interiore, provo una grande gioia.


Quali letture, artisti o movimenti hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Le letture che mi hanno influenzata sono soprattutto di carattere filosofico e spirituale.

Dal punto di vista artistico amo profondamente gli Impressionisti e Van Gogh, che mi trasmette un'energia straordinaria, così come l'arte Liberty. Nei miei primi lavori figurativi degli anni Novanta guardavo ai divisionisti francesi, come Seurat e Signac.

Con il tempo, però, ho sviluppato una tecnica personale che, per certi aspetti, ricorda il mosaico.


Guardando al futuro, come immagini l'evoluzione della tua ricerca artistica?

È difficile immaginare il futuro. Posso soltanto esprimere dei desideri.

Mi piacerebbe sperimentare nuovi materiali, sia nei supporti sia nella materia cromatica. Inoltre, anche se non mi sento ancora pronta, vorrei arrivare gradualmente a una dissoluzione delle forme, lasciandomi guidare sempre di più dalla fantasia e abbandonando il controllo mentale che oggi caratterizza il mio modo di dipingere.

Vorrei perdermi soltanto nel colore e nella sua luminosità. Vedremo cosa mi riserverà il futuro.


 
 
 

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