Intervista a Antonio Pascucci | Roccart Gallery
- Fabio Rocca

- 1 ago
- Tempo di lettura: 4 min
Nelle opere di Antonio Pascucci, figure enigmatiche, atmosfere sospese e simboli quotidiani si trasformano in scenari aperti all'immaginazione, invitando lo spettatore a completare il racconto con la propria sensibilità.

La pittura di Antonio Pascucci si muove lungo un confine sottile tra realtà e immaginazione. Le sue opere, caratterizzate da ambienti essenziali, figure femminili e oggetti carichi di significato simbolico, sembrano raccontare storie sospese nel tempo, lasciando allo spettatore la libertà di interpretarle e di costruire un proprio percorso emotivo.
Specchi, serrature, stanze silenziose e paesaggi essenziali diventano elementi attraverso cui l'artista esplora temi come l'identità, il desiderio e l'introspezione, senza mai imporre una lettura univoca. Il colore, intenso e calibrato, contribuisce a creare atmosfere evocative, nelle quali convivono memoria, suggestione e mistero.
In questa intervista, Antonio Pascucci racconta il rapporto tra istinto e progettazione, il valore del simbolo nella sua ricerca artistica e l'importanza di lasciare spazio all'immaginazione di chi osserva, trasformando ogni dipinto in un dialogo aperto tra artista e spettatore.

INTERVISTA AD ANTONIO PASCUCCI:
Le tue opere sembrano raccontare storie sospese, lasciando allo spettatore il compito di comprenderle. Quanto è importante per te lasciare spazio all'immaginazione di chi osserva?
Mi diverte utilizzare due modi diversi di raccontare le mie opere. Il primo è più diretto e spesso intimo, capace di suscitare sorprese inaspettate. Il secondo, invece, lascia piena libertà all'osservatore, invitandolo a interpretare il dipinto con la propria fantasia e a entrare personalmente nello scenario rappresentato. È proprio in questo dialogo tra artista e osservatore che, a mio avviso, l'opera si completa.
Nella tua pittura ricorrono spesso figure femminili, ambienti essenziali e simboli come specchi, serrature o oggetti quotidiani. Cosa rappresentano questi elementi nel tuo linguaggio artistico?
Sono elementi che nascono da forti suggestioni ed emozioni. Le figure, gli oggetti e gli ambienti essenziali non sono semplici dettagli, ma strumenti attraverso i quali cerco di evocare sensazioni. Ogni simbolo può assumere significati diversi e desidero che sia proprio chi osserva a costruire il proprio percorso emotivo e interpretativo.
Le tue immagini trasmettono una sensazione di silenzio e di attesa. È una dimensione che cerchi consapevolmente o nasce in modo spontaneo durante il lavoro?
Direi entrambe le cose. Le mie immagini sono volutamente sospese, come se attendessero che l'osservatore, con la propria fantasia, entri nello scenario: una stanza, una camera d'albergo, una strada o un panorama. Più che raccontare una storia precisa, cerco di dipingere emozioni che possano essere vissute da chi guarda.
Molte tue opere sembrano parlare di identità, desiderio e introspezione senza ricorrere a una narrazione esplicita. Quanto conta per te suggerire piuttosto che raccontare?
Conta moltissimo. Anche quando il racconto nasce da un'esperienza personale, preferisco suggerire piuttosto che spiegare. Spero che chi osserva possa immedesimarsi nello scenario e sentirsi coinvolto, quasi fisicamente, lasciando che sia la propria sensibilità a completare il significato dell'opera.
Il colore ha un ruolo fondamentale nella tua ricerca: spesso è intenso, deciso e contribuisce a creare un'atmosfera emotiva molto precisa. Come scegli la palette di un'opera?
Gli studi artistici mi hanno portato ad ammirare profondamente alcuni grandi maestri che hanno influenzato il mio percorso: Caravaggio, Magritte, Toulouse-Lautrec, Hopper, David Hockney e André Derain. Ognuno mi ha lasciato qualcosa, ma è stato soprattutto Derain a trasmettermi il desiderio di approfondire lo studio delle tonalità e dei colori complementari.
La scelta della palette nasce sempre dall'emozione che desidero evocare.

Le tue composizioni sono curate nei minimi dettagli e trasmettono un forte senso di equilibrio. Quanto spazio lasci all'istinto e quanto, invece, alla progettazione?
Entrambi sono fondamentali. Le mie opere nascono da un'attenta osservazione della realtà quotidiana. Raccolgo immagini, suggestioni e dettagli che successivamente progetto sulla tela o sul legno. Durante il lavoro, però, lascio sempre spazio anche all'istinto, che spesso suggerisce soluzioni impreviste.
Che rapporto hai con il simbolismo? Quando inserisci un elemento ricorrente nelle tue opere, desideri che abbia un significato preciso o preferisci che ognuno lo interpreti liberamente?
Mi appassionano entrambe le possibilità. Se spiego il significato di un simbolo, il dipinto assume una lettura precisa; se invece lascio libertà d'interpretazione, ogni osservatore può attribuirgli un valore personale. Credo che entrambe le esperienze siano valide e ricche di fascino.
Cosa speri provi una persona quando si ferma davanti a un tuo dipinto? C'è un'emozione o una riflessione che vorresti riuscire a lasciare?
È difficile rispondere. Torniamo al gioco di cui parlavo prima. Alcuni osservatori si emozionano immediatamente, altri rimangono davanti all'opera più a lungo, quasi cercando qualcosa.
Mi piacerebbe trasmettere le emozioni che hanno dato origine ai miei dipinti e, soprattutto, quell'entusiasmo profondo e irrefrenabile che provo ogni volta che dipingo.
Quanto le esperienze della tua vita influenzano il tuo lavoro? Le tue opere raccontano, in qualche modo, anche il tuo percorso personale?
Sicuramente sì. Alcuni dipinti raccontano episodi e circostanze specifiche della mia vita. Anche quando il riferimento non è esplicito, ogni opera porta con sé qualcosa del mio vissuto, delle emozioni e delle esperienze che mi hanno formato.
Guardando al futuro, come immagini possa evolversi la tua ricerca artistica nei prossimi dieci anni? Ci sono temi, tecniche o direzioni che vorresti approfondire?
La mia arte vive di immagini e di suggestioni. Più che seguire un cambiamento preciso, desidero conservare l'entusiasmo che provo oggi e continuare a emozionarmi.
Vorrei avere ancora la fortuna che un dettaglio inatteso, una semplice sfumatura o una luce improvvisa riescano a regalarmi, con la stessa intensità di sempre, un profondo sospiro di soddisfazione e di meraviglia.




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