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TRACCESette artisti, sette modi di lasciare un segno

  • Immagine del redattore: Fabio Rocca
    Fabio Rocca
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Sabato la Roccart Gallery inaugura Tracce, una mostra collettiva che riunisce sette artisti differenti per linguaggio, tecnica e sensibilità, accomunati da una riflessione intorno a una parola semplice e, allo stesso tempo, profondamente stratificata: traccia.


LOCANDINA MOSTRA TRACCE

La poetica di Tracce

Una traccia è ciò che rimane dopo che qualcosa è accaduto. Ma è anche ciò che continua a parlare quando ciò che l'ha generata non è più presente.

Può essere un segno sulla materia, un'immagine nella memoria, un gesto, una ferita, un ricordo. Può appartenere al corpo, alla natura, al paesaggio o alla dimensione più intima dell'individuo. Può essere evidente oppure nascosta, emergere immediatamente oppure richiedere tempo per essere riconosciuta.

È da questa pluralità di significati che nasce Tracce. La mostra non cerca una definizione unica del termine, ma lo attraversa attraverso sette sensibilità artistiche differenti, lasciando che ogni artista ne restituisca una propria interpretazione.

La traccia, infatti, non è necessariamente qualcosa di immobile. Può trasformarsi, sovrapporsi ad altre tracce, essere modificata dal tempo. Un gesto lascia un segno, ma quel segno può diventare a sua volta il punto di partenza per un nuovo gesto. La memoria conserva ciò che è stato, ma ogni volta che riaffiora viene inevitabilmente reinterpretata.

In questo senso, la traccia diventa un elemento profondamente legato al fare artistico. Ogni opera nasce da qualcosa che la precede: un pensiero, un'esperienza, un'emozione, un'osservazione, una necessità interiore. La superficie conserva ciò che l'artista ha attraversato e, una volta terminata, l'opera continua il proprio percorso nello sguardo di chi la osserva.

La materia può quindi diventare memoria, il colore può conservare un'emozione, il disegno può registrare un gesto, mentre un'immagine può riportare alla superficie qualcosa che appartiene al passato.

Le opere di Tracce non raccontano la stessa storia. Raccontano sette modi diversi di lasciare, cercare e riconoscere un segno.


Sette artisti, sette interpretazioni


Daniele Antrum porta nella mostra una ricerca legata all'identità, alla trasformazione e al conflitto interiore. Le sue opere attraversano dimensioni urbane, caotiche e talvolta ironiche, nelle quali il segno diventa espressione di inquietudini, tensioni e metamorfosi personali. La traccia si fa così testimonianza di un cambiamento, di qualcosa che accade dentro e intorno all'individuo.


dipinto di antrum
ANTRUM

In Massimo Capanni, la traccia nasce invece dal gesto immediato del disegno a china. Artista e artigiano fiorentino, Capanni utilizza il segno per fissare sulla carta sensazioni, emozioni e stati d'animo. Il disegno diventa una registrazione istantanea dell'esperienza: una traccia lasciata dal sentimento nel momento stesso in cui viene vissuto.


disegno di massimo capanni
MASSIMO CAPANNI

Lu D'Aleo affronta il tema attraverso il rapporto tra materia, natura e universo. Mare, sale, miele, terra e sistemi stellari diventano elementi di una ricerca che riconosce nella realtà una trama comune e interconnessa. Stratificazioni, incisioni e materiali differenti si sovrappongono sulla superficie, modificando ciò che li precede e lasciando continuamente nuovi segni. L'opera diventa così un organismo in trasformazione, nel quale la materia conserva memoria del proprio percorso.


OPERA DI LU D'ALEO
LU D'ALEO

Nella ricerca di Stefano Greco, STE74NO, la traccia assume una dimensione più intima e psicologica. Figure essenziali, private del superfluo e dei dettagli realistici, diventano presenze sospese nelle quali si avverte una tensione silenziosa. Il segno si trasforma in uno spazio dell'interiorità, sospeso tra vulnerabilità, solitudine e rapporto con il mondo esterno.


DIPINDO DI STEFANO GRECO
STEFANO GRECO

Antonella Lambardi costruisce invece le proprie opere come mondi stratificati, nei quali frammenti, immagini, parole, numeri, oggetti e riferimenti alla memoria convivono all'interno di composizioni surreali e narrative. Le sue opere raccolgono tracce di luoghi vissuti, esperienze, nostalgie e desideri, trasformandole in racconti aperti. Ogni dettaglio può diventare l'inizio di una nuova storia, una porta verso un ricordo o una possibilità immaginativa.


DIPINTO DI ANTONELLA LOMBARDI
ANTONELLA LAMBARDI

Per Alberto Lucchesi, la traccia è profondamente legata alla materia e alla stratificazione. La superficie diventa il luogo in cui il gesto si deposita, si sovrappone e conserva memoria di ciò che è avvenuto prima. Segni e materiali costruiscono una memoria visiva nella quale il tempo non viene semplicemente raccontato, ma diventa fisicamente presente attraverso la superficie dell'opera.


stampa di alberto lucchesi
ALBERTO LUCCHESI

Infine, Clara Luminoso interpreta la traccia attraverso il colore e il gesto pittorico. La sua ricerca, sviluppata attraverso differenti tecniche e linguaggi, trova nel mare uno dei suoi temi centrali: un luogo reale e insieme interiore, legato alla trasformazione, alla scoperta e alla ricerca delle proprie radici. Le variazioni cromatiche diventano così possibili tracce di un'esperienza, di un ricordo o di un'emozione.


OPERA DI CLARA LUMINOSO
CLARA LUMINOSO

Ciò che rimane

Sette artisti, sette linguaggi e sette modi diversi di guardare ciò che resta.

In Tracce non troviamo necessariamente ciò che rimane immobile dopo un passaggio, ma ciò che continua a vivere attraverso ciò che è stato. Un segno sulla materia, un'immagine nella memoria, una ferita trasformata in esperienza, un gesto pittorico, un'emozione, un frammento di natura.


La mostra invita così a osservare non soltanto ciò che appare sulla superficie delle opere, ma anche ciò che quella superficie sembra custodire. Dietro un segno esiste un gesto; dietro una materia, un'esperienza; dietro un'immagine, un pensiero.

E quando il visitatore incontra queste opere, quella traccia non appartiene più soltanto all'artista.

Passa attraverso lo sguardo di chi osserva, si intreccia con la memoria personale e può assumere un significato nuovo.

Forse è proprio questo il senso più profondo di Tracce: un segno non è soltanto ciò che rimane di qualcosa, ma ciò che continua a trasformarsi ogni volta che incontra un nuovo sguardo.


 
 
 

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Roccart Gallery di Rocca Fabio P.I. 02269830515       I       via san gallo 89R, 50129, Firenze, IT

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