Antonio Orelli: la poesia della realtà sospesa
- Fabio Rocca

- 12 set
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Nato a Latina nel 1980, Antonio Orelli è un artista autodidatta che ha fatto della pittura il suo linguaggio privilegiato di esplorazione e di racconto. Fin dall’infanzia si dedica al disegno e alla musica, per poi approdare con naturalezza alla pittura, dove trova la sua voce più autentica.
La sua ricerca abbraccia molteplici tecniche: dal disegno a matita all’olio, dall’acquerello alle sperimentazioni con punta d’argento, acrilico, inchiostro, pastelli e tecniche miste. Un’ampiezza di strumenti che gli consente di modulare la sensibilità del segno e della luce, restituendo atmosfere sospese e suggestioni intime.
Orelli guarda con ammirazione ai grandi maestri del passato, agli impressionisti ottocenteschi e agli iperrealisti contemporanei. Ma è soprattutto l’influenza di Andrew Wyeth ed Edward Hopper a imprimere una traccia profonda nella sua poetica: la tensione verso la verità silenziosa delle cose, la capacità di raccontare storie nascoste dentro gesti e luoghi quotidiani.
Nelle sue opere il paesaggio non è mai semplice sfondo: è luogo della memoria, teatro di un tempo lento scandito dalle stagioni, spazio di incontro tra uomo e natura. Oggetti, case, scorci rurali diventano presenze cariche di intimità e di attesa, rivelando una bellezza nascosta nella semplicità.

Questa sensibilità approda oggi a Firenze, nella collettiva “Dove nasce il silenzio”, ospitata dalla Roccart Gallery dal 30 agosto al 25 settembre 2025.
Per Orelli, questa occasione espositiva rappresenta un nuovo capitolo di confronto con altri sguardi e sensibilità, confermando la coerenza di un percorso pittorico che si nutre di osservazione, contemplazione e poesia.

Un invito, dunque, a entrare nel ritmo sospeso della sua pittura e a lasciarsi attraversare da immagini che non gridano, ma ascoltano.




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