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Intervista a Alberto Lucchesi | Roccart Gallery

Immagine del redattore: Fabio Rocca
Fabio Rocca
3 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

Tra incisione, sperimentazione e ricerca dell’essenziale, Alberto Lucchesi racconta un percorso artistico in cui segno, colore, geometria e materia si incontrano attraverso il continuo confronto con la tecnica e l’imprevisto.


Alberto Lucchesi, opera di arte contemporanea realizzata attraverso incisione e stampa

La ricerca di Alberto Lucchesi nasce da un rapporto profondo con l’incisione e dalla continua sperimentazione delle tecniche di stampa. Il suo lavoro prende spesso avvio da schizzi liberi, nei quali segni e forme emergono senza un controllo iniziale, per trasformarsi poi attraverso un processo in cui gesto, geometria, colore e caso entrano in relazione.

La sua ricerca non mira alla rappresentazione diretta della realtà, ma all’esplorazione di ciò che si trova oltre il visibile, alla ricerca di una possibile sintesi dell’essenziale. Matrici in rame, cartone, Plexiglas e Linoleum diventano strumenti attraverso i quali sperimentare nuove possibilità espressive e formali.

In questa intervista Lucchesi racconta il suo rapporto con l’incisione, il ruolo dell’imprevisto nel processo creativo, il dialogo tra gesto e geometria e le esperienze che hanno contribuito alla sua formazione. Un percorso ancora aperto, nel quale la tecnica non rappresenta un punto di arrivo, ma uno strumento per continuare a esplorare.


Alberto Lucchesi, opera di arte contemporanea realizzata attraverso incisione e stampa

L’intervista ad Alberto Lucchesi:


Il tuo lavoro nasce da un rapporto molto forte tra segno, colore e forma. Da dove parte solitamente un’opera?

Il mio lavoro nasce dalla sperimentazione nell'ambito dell'incisione su rame, comprese le varie tecniche di stampa calcografica.

Molto spesso inizio lavorando su carta con “schizzi” che procedono “liberi”, senza un controllo, lasciando che le forme o i segni emergano “dall'inconscio”; altre volte, in particolare quando lavoro su monotipi, il punto di partenza è il colore.


Nelle tue opere la realtà sembra trasformarsi in forme essenziali e astratte. Che rapporto hai oggi con la rappresentazione del mondo che ci circonda?

Quasi mai il rapporto è con forme che richiamano direttamente il reale. Non cerco la rappresentazione figurativa, anche se mi sento libero, in alcune circostanze, di utilizzare tutti gli strumenti della “rappresentazione”.

È una ricerca che va “oltre” ciò che è visibile e concreto: esplorazione e cattura dell’essenziale.


Nelle tue opere il segno e la composizione sembrano nascere da un continuo dialogo tra controllo e libertà. Quanto lasci spazio all’imprevisto durante il processo creativo?

Nella formazione di un’opera l’imprevisto, o l’intervento del “caso”, cioè di una sequenza che non è determinata in partenza, è lasciato molto spesso alla fase iniziale del processo. Ma ovviamente ogni lavoro è un caso a parte e non è possibile essere più precisi.


Quanto è importante il colore nel tuo lavoro? Lo scegli seguendo un’idea precisa oppure lasci che sia il processo creativo a suggerirti le combinazioni?

Il colore è un elemento importante. È spesso determinato dalla situazione o dallo stato d’animo che si vuol trasmettere. In questo senso è scelto in partenza, ma mi sento libero di intervenire e modificarlo nel corso del processo creativo.


Nelle tue opere convivono ordine e libertà, geometria e gestualità. Come nasce questo equilibrio?

Parli di equilibrio; mi auguro che questo appaia nei miei lavori. Forse nasce proprio dal tentativo di risolvere la tensione tra il “gesto” e la “geometria”.


Alberto Lucchesi, opera di arte contemporanea realizzata attraverso incisione e stampa

Hai attraversato diverse esperienze e linguaggi nel corso della tua ricerca artistica. Quanto il tuo percorso personale ha influenzato il modo in cui lavori oggi?

L’influenza risale al periodo della mia formazione. Deriva dagli studi condotti e dalle esperienze di viaggio; grande peso nel mio attuale modo di lavorare è stato determinato anche dal contatto visivo con le opere esposte nei grandi musei internazionali.


Che ruolo hanno la materia e la tecnica nella costruzione delle tue opere? Quanto ti interessa lasciare visibile il processo con cui sono state realizzate?

Seguendo un approccio fondamentalmente sperimentale, sia la materia sia le tecniche di lavoro rivestono un ruolo fondamentale.

Ho spesso usato, per indagare nuove possibilità espressive e formali, oltre ai materiali tradizionali come le matrici in rame, materiali poveri e di riciclo come il cartone Tetra Pak, oppure materiali moderni come il Plexiglas o il Linoleum, per la realizzazione di progetti eseguiti con incisione a bulino, con acidi o a punta secca.

Le lastre vengono normalmente stampate usando inchiostri calcografici, litografici e a olio. Anche l’uso di inchiostri di vario tipo nella stampa fa parte di questo approccio.


Ci sono artisti, movimenti o esperienze artistiche che hanno avuto un ruolo importante nella tua formazione e nella tua ricerca?

Da un punto di vista teorico ritengo fondamentali le esperienze condotte dagli artisti surrealisti, dai movimenti di avanguardia e da coloro che sono conosciuti come appartenenti all’Espressionismo astratto.

In particolare, sono rimasto colpito dall’esperienza di lavoro e di insegnamento di S. W. Hayter nell’Atelier 17 di Parigi e di New York.

Nella tua esperienza con l’incisione, quanto è particolare il momento in cui, dopo aver lavorato sulla matrice, vedi finalmente la stampa realizzata sulla pressa? È un momento che può ancora sorprenderti?

È un momento veramente particolare e sorprendente, non solo nella stampa definitiva, ma anche nelle stampe di verifica del lavoro. È proprio in queste prime stampe che si può decidere come proseguire.


Guardando al futuro, c’è ancora qualcosa che senti di voler esplorare o sperimentare nella tua ricerca artistica?

Sicuramente. Mi sento all’inizio di un percorso; nel corso della sperimentazione cercherò di acquisire e impadronirmi di tecniche di incisione e di stampa che ancora possono essere esplorate e possono condurre a ciò che non è punto di arrivo, ma costante divenire.


 
 
 

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