top of page

Intervista a Clara Luminoso | Roccart Gallery

Immagine del redattore: Fabio Rocca
Fabio Rocca
8 ore fa
Tempo di lettura: 8 min

Tra acqua, colore e spiritualità, Clara Luminoso racconta una ricerca pittorica in cui il paesaggio si dissolve progressivamente nella dimensione interiore, dando forma a emozioni, memoria e connessione con l’invisibile.


Clara Luminoso, artista contemporanea, nella sua ricerca pittorica tra acqua, colore, paesaggio e spiritualità.

Clara Luminoso sviluppa una ricerca pittorica in cui la natura diventa il punto di partenza per un'indagine più profonda, che attraversa emozioni, ricordi e spiritualità. Il suo rapporto con l'arte nasce durante l'infanzia e si sviluppa nel tempo attraverso incontri, esperienze e contaminazioni con differenti linguaggi artistici. L'acqua, elemento centrale della sua pittura, diventa metafora di trasformazione e rigenerazione, mentre il colore guida un processo creativo in cui istinto e consapevolezza si alternano. Le sue opere si muovono tra figurazione e astrazione, lasciando allo spettatore la libertà di riconoscere sensazioni e significati personali.


Clara Luminoso, opera astratta della serie Acque, tra sfumature di blu e stratificazioni di colore.

INTERVISTA A CLARA LUMINOSO:


Come nasce il tuo rapporto con l’arte e quando hai sentito che la pittura sarebbe diventata una parte importante del tuo percorso?

Il mio rapporto con l’arte nasce durante l’infanzia, grazie alla frequentazione di un’amica di famiglia, Laura Bruni, artista e ritrattista. I colori pastello che utilizzava e le loro sfumature mi riempivano l’anima. Mentre le altre bambine sognavano di diventare ballerine o principesse, io sognavo già di immergermi nei quadri e nei colori. Il suo lavoro di pittrice mi sembrava il mestiere più bello del mondo.

Crescendo, ho intrapreso studi pedagogici e ho iniziato a lavorare con i bambini. Nel tempo libero mi iscrivevo a piccoli corsi per sperimentare diverse tecniche artistiche, fino ad approdare a un corso di arteterapia, che mi ha dato la spinta per iniziare a dipingere.

È così che l’arte ha incontrato una parte profonda di me. Attraverso di essa si può dire l’indicibile, trasformando e incanalando le emozioni.

Oggi mi dedico alla mia ricerca pittorica e conduco laboratori artistici ispirati al metodo dell’arteterapia, rivolti in particolare ai bambini e agli anziani.


Quanto il tuo vissuto, le esperienze che hai attraversato e i luoghi che hai conosciuto hanno influenzato la tua ricerca artistica?

Come accennavo, la frequentazione dell’atelier di Laura Bruni mi ha dato il primo imprinting con il mondo dell’arte. Poi, alle elementari, ho incontrato una professoressa d’arte lungimirante, che mi ha fatto conoscere i primi movimenti artistici, come la Pop Art e il Cubismo. Soprattutto, ha fatto nascere in me nuove prospettive raccontandomi che ogni cosa era formata da una linea. Inizialmente non compresi subito questa affermazione, ma da quel momento iniziai a cercare le linee in tutto ciò che osservavo. Penso di non aver mai smesso. Per me, il mondo è fatto di linee e colori.

Crescendo, l’incontro e la frequentazione di alcuni artisti hanno segnato la mia ricerca pittorica. In primo luogo, l’acquerellista Claudio Jaccarino, che mi ha insegnato a giocare con le macchie di colore; poi una calligrafa, che mi ha avvicinato all’arte orientale e all’importanza del segno. Infine, il pittore croato Slobodan Wulicevic mi ha guidato verso un progressivo allontanamento dalla forma.

Anche alcuni luoghi di preghiera che frequentavo da bambina, come Medjugorje e Cascina Sant’Apollinare dei Ricostruttori, hanno influenzato la mia ricerca artistica, insegnandomi a vivere una spiritualità profonda. Presso i Ricostruttori si dedicava moltissimo spazio all’arte e al mondo artistico. Spiritualità e arte convivevano nella quotidianità: da bambina, rimanevo incantata a osservare chi realizzava grandi sculture raffiguranti guerrieri e mendicanti, oppure artisti che creavano murales di luce.


Nelle tue opere il paesaggio sembra perdere progressivamente i suoi riferimenti reali per diventare qualcosa di più intimo e percettivo. Da dove nasce questo tuo rapporto con il paesaggio e cosa rappresenta oggi per te?

Il mio rapporto con il paesaggio è stato influenzato dalle esperienze vissute nella natura insieme ai miei genitori. La natura, spesso selvaggia e incontaminata, che cercavamo durante i fine settimana, è rimasta dentro di me come un imprinting.

Il contatto con la natura mi riporta a una connessione profonda con me stessa e mi permette di entrare in dialogo con l’energia universale che muove ogni cosa.

La mia visione si avvicina molto a quella orientale, secondo cui l’essere umano è il riflesso di un macrocosmo più grande. Ogni cosa è costituita dagli elementi e le loro forze vivono anche dentro di noi, nutrendoci e rigenerandoci, riportandoci in connessione con la nostra anima e con la Sacralità.

Ogni elemento dialoga con gli altri attraverso un fluire continuo di scambi. Le forze degli elementi si manifestano in un microcosmo che rispecchia il macrocosmo universale, dove il piccolo riflette l’armonia di un ordine più ampio.

L’aria trasporta il respiro del mondo, la terra genera la vita, il fuoco trasforma attraverso il suo calore, l’acqua nutre e rigenera e, infine, l’etere rappresenta la matrice invisibile che tutto racchiude.

Questi elementi riflettono anche il vissuto di ciascuno di noi, attraverso una memoria cellulare intrinseca in ogni essere vivente.


Orizzonti, distese d’acqua e spazi aperti ricorrono frequentemente nella tua pittura. C’è un luogo reale, un paesaggio o un ricordo che ha avuto un ruolo particolare nella nascita della tua ricerca?

Sì, c’è un luogo reale della mia infanzia che ha influenzato profondamente la mia pittura: la casa dei miei nonni materni sulla costiera napoletana, appena fuori Castellammare di Stabia, dove trascorrevo spesso le festività scolastiche e le vacanze estive.

Passavo ore sul terrazzo a osservare il cielo, il Vesuvio e i colori che si trasformavano dall’alba al tramonto e da una stagione all’altra, ma soprattutto mi perdevo nel mare, ascoltandone il canto e osservando le onde che creavano percorsi e linee vibranti sulla superficie dell’acqua.

L’acqua poteva essere trasparente e limpida, torbida e melmosa, calma e accogliente oppure assordante e minacciosa, generosa o ladra.

Questa ambivalenza rispecchia quella dell’essere umano: l’acqua non ha un’unica identità, ma è in costante trasformazione. Inoltre, sa adattarsi a qualsiasi condizione, trovando il proprio equilibrio e la propria strada.

Per questo, a volte, dico: «Dobbiamo essere come l’acqua, le cose devono scorrere».

L’acqua è da sempre un elemento che mi affascina e che sento profondamente affine a me. Vengo da storie d’acqua, che attraversano anche le narrazioni della mia famiglia. Forse, proprio come dall’acqua nascono la vita e le sue prime forme, anche la mia pittura nasce dall’acqua.


Il blu è una presenza molto forte nelle tue opere, affiancato spesso da bianchi, grigi, tonalità sabbiose e accenti dorati. Come scegli i colori e quale ruolo hanno nel tuo processo creativo?

Il mio processo artistico parte spesso dalla sensazione di un colore che risuona dentro di me, ed è proprio quel colore a guidare la composizione e il mio fluire creativo.

Generalmente, per ogni opera scelgo non più di tre colori, che prendono forma e vibrano attraverso l’acqua. Spesso il blu dialoga con il bianco, con il verde oppure con un punto d’oro.

Il blu è sempre stato un colore che amo in tutte le sue sfumature: quando si unisce al bianco dando vita agli azzurri, oppure quando incontra il verde, passando dal verde acqua al verde petrolio.

Nel blu di Prussia e nel blu oltremare percepisco una grande profondità e una forza intensa; quando, invece, il blu si schiarisce e si avvicina alle tonalità dell’azzurro, si riempie di una grande delicatezza.


Clara Luminoso, Flussi, ricerca pittorica tra acqua, gesto e astrazione.

Nelle tue tele si percepiscono stratificazioni, velature, tracce e pennellate lasciate visibili. Quanto è importante per te il gesto pittorico e quanto invece lasci spazio all’imprevisto durante la realizzazione di un’opera?

Durante il mio lavoro artistico lascio sempre molto spazio alla mia parte più istintiva.

Inizialmente lavoro in modo impulsivo, con la tela a terra, come faceva Pollock; solo in un secondo momento la porto in verticale e intervengo con piccoli ritocchi più razionali.

La mia tecnica nasce da una serie di sperimentazioni pittoriche influenzate da due correnti artistiche che amo particolarmente: l’Impressionismo e l’Espressionismo astratto.

Dell’Impressionismo mi affascinano i colori delicati, capaci di dialogare con le nostre emozioni e di cogliere la forza della natura, soprattutto nelle opere di Monet. L’essere umano non è più al centro della scena con le sue gesta eroiche: è la natura a vibrare, a parlare, mentre la luce diventa l’elemento che definisce i soggetti. Mi affascinano i colori che usano: sembrano vibrare in una dolce armonia, trasmettendo una delicatezza quasi mistica.

Tendo anche a mescolare i colori direttamente sulla tela. Spesso, anzi, raccolgo due colori contemporaneamente sul pennello e lascio che si sfumino direttamente sulla superficie dell’opera.

La forza del gesto pittorico nell’Espressionismo astratto, invece, mi permette di entrare nell’opera in modo immediato, lasciando che le venature, le stratificazioni, le pennellate vigorose e gli schizzi possano risuonare nell’osservatore e richiamare emozioni legate al suo vissuto.

Proprio per questo non amo assegnare titoli ai miei lavori, ma preferisco catalogarli con nomi generali come Acque e Flussi. Desidero lasciare all’osservatore la libertà di riconoscere e ritrovare nelle opere un vissuto appartenente alla propria esperienza.

Cerco di raggiungere l’invisibile che si cela dietro il visibile, quella non-forma che unisce tutte le forme.


La tua pittura sembra avere anche una forte dimensione spirituale. Che rapporto c’è tra la tua ricerca artistica e la spiritualità? È qualcosa che senti presente nel momento in cui dipingi?

In generale, penso che le discipline artistiche come la poesia, la musica, la pittura, la danza e il teatro nutrano l’anima e che da sempre l’uomo le usi per comunicare su più livelli.

Sicuramente, per me esiste un legame profondo tra pittura e spiritualità: sono due dimensioni che hanno sempre avuto un ruolo importante nella mia vita.

A mio parere è impensabile che esista soltanto il mondo visibile. Viviamo anche grazie all’invisibile: senza aria non potremmo respirare, così come senza amore e senza sentimenti non potremmo esistere.

Da sempre l’essere umano riconosce nel mondo una forza soprannaturale che, a seconda delle culture e dei periodi storici, ha assunto nomi e forme diverse. Io la chiamo spiritualità.

Credo che, per raggiungere una felicità autentica, sia importante prendersi cura di entrambe le parti di noi stessi: quella visibile e materiale e quella interiore e spirituale.

Trovo molto interessante anche il modo in cui alcune filosofie orientali interpretano la malattia come uno squilibrio tra gli elementi presenti nel corpo e attribuiscono all’acqua, anche attraverso la sua frequenza, un possibile ruolo riequilibratore.

L’acqua rappresenta, inoltre, un punto d’incontro tra il mondo umano e quello spirituale. È simbolo di vita e rinascita e porta con sé un profondo senso di sacralità.

In innumerevoli culture e religioni, fin dalle epoche più remote, l’acqua è considerata fonte di vita, purificazione, rigenerazione e connessione con il divino: dal Cristianesimo all’Ebraismo, dall’Islam all’Induismo, dal Taoismo allo Shintoismo e al Buddismo, fino alle culture indigene dei Nativi Americani, alle tradizioni degli Aborigeni australiani e alle culture Maori.


Le tue opere sembrano collocarsi in un punto di incontro tra la raffigurazione e l’astrazione. Quando inizi un dipinto hai già davanti a te un’immagine precisa oppure lasci che sia la pittura a guidarti verso il risultato finale?

Non ho mai un’idea precisa di come sarà l’opera finale. Come ho già detto, lascio che siano il colore e l’emozione a guidare il gesto artistico e a condurmi verso il risultato.

È un processo in cui mi affido al fluire della pittura, lasciando che il colore prenda forma, guidato dall’acqua.


Nella tua pittura c’è una particolare sensazione di silenzio e sospensione. È qualcosa che cerchi consapevolmente di trasmettere oppure emerge spontaneamente durante il processo creativo?

Sicuramente, il silenzio e la sospensione sono dimensioni a cui anelo, perché ritengo siano fondamentali per ascoltarci e connetterci con la sacralità che è in noi, specchio di una dimensione più grande.

Ci sono alcuni artisti che amo particolarmente, come Mark Rothko e Barnett Newman, che considero maestri e innovatori nella capacità di affrontare un tema così delicato e profondo in modo così nuovo e universale.

Attraverso le loro opere hanno cercato di trasmettere calma, riflessione e un senso di trascendenza, avvolgendo lo spettatore e accompagnandolo in un dialogo meditativo e profondo con sé stesso.

Ogni volta che dipingo, per me è come entrare in un tempo fuori dal tempo, sospeso dal mondo circostante, un momento in cui cerco una connessione con me stessa e una risonanza con qualcosa di più profondo e invisibile.


Guardando al futuro, come ti immagini artisticamente tra dieci anni? C’è qualcosa che vorresti ancora esplorare, sperimentare o raggiungere attraverso la tua pittura?

Che domanda difficile! Anche perché, per me, il tempo è così relativo.

Sicuramente mi immagino ancora in ricerca.

Oltre alla pittura, sono affascinata dalla ceramica, in particolare dalle tecniche Raku, con le quali sto iniziando a fare le prime sperimentazioni.

Mi interessano anche la scultura, la Fiber Art, il cucito e la fotografia: sono tutti linguaggi che mi affascinano molto.

Mi piacerebbe creare uno spazio tutto mio in cui lavorare con l’arte e dare forma a nuove possibilità di ricerca e sperimentazione.

Penso che un’artista non si senta mai arrivata: siamo sempre in viaggio, come in mare, continuando a esplorare, a trasformarci e a lasciarci guidare da ciò che ancora non conosciamo.


 
 
 

Commenti


Roccart Gallery di Rocca Fabio P.I. 02269830515       I       via san gallo 89R, 50129, Firenze, IT

bottom of page