Mappe Invisibili: Yuri Biagini e il viaggio dentro ciò che non si vede

Ci sono mappe che servono per trovare una strada e altre che, forse, servono soprattutto a capire perché ci siamo persi.

È da questa ambivalenza che nasce Mappe Invisibili, la mostra personale di Yuri Biagini, in programma alla Roccart Gallery di Firenze dal 26 settembre al 9 ottobre 2026. Un'esposizione che invita il visitatore a mettere temporaneamente da parte la necessità di riconoscere qualcosa e ad affidarsi, invece, allo sguardo.
Perché una mappa non coincide mai con il territorio. Lo rappresenta, lo seleziona, lo ordina, ma inevitabilmente ne lascia fuori una parte. È proprio in questo spazio, tra ciò che può essere tracciato e ciò che continua a sfuggire, che Biagini colloca la propria pittura. Come scrive l'artista nel manifesto della mostra, l'esposizione non vuole essere una semplice rassegna di paesaggi astratti, ma un vero e proprio “dispositivo visivo progettato per risvegliare lo sguardo”.
Il titolo diventa così la prima chiave per entrare nel percorso. La mappa porta con sé l'idea di una rappresentazione, di un tentativo umano di dare coordinate a qualcosa che, nella realtà, è infinitamente più complesso. Biagini parte proprio da questa distanza: il mondo è una cosa, l'immagine che costruiamo del mondo è un'altra.

Nelle sue opere il paesaggio non viene quindi riprodotto. Diventa piuttosto un pretesto visivo, un punto di partenza dal quale costruire qualcosa di nuovo. La tela e la carta diventano superfici sulle quali il tempo lascia tracce: segni, cancellazioni, sovrapposizioni, velature, ripensamenti. Ciò che arriva davanti agli occhi dello spettatore è soltanto l'ultimo strato di un processo molto più lungo.
È una pittura che non chiede soltanto di essere osservata, ma di essere attraversata.
Il percorso della mostra accompagna il visitatore attraverso sei serie, quasi fossero coordinate successive di una geografia immaginaria, sei momenti di un unico viaggio nel quale l'ordine viene continuamente cercato, messo in discussione e infine ritrovato sotto una forma diversa.
Si parte da Crocevia del viandante, dove il reticolo di linee scure tenta ancora di organizzare lo spazio. Ma l'ordine non è mai definitivo: sotto la geometria emergono stratificazioni, cancellazioni e materia. Ogni opera diventa una possibile direzione, una coordinata dalla quale cominciare il viaggio.
Poi il percorso entra nel Labirinto delle eterotopie, dove le coordinate iniziano a perdere la loro linearità. Olio, smalto e collage convivono sulla superficie, mentre piccoli bagliori dorati emergono dall'oscurità. Qui lo smarrimento non rappresenta un fallimento: diventa parte stessa del viaggio e della conoscenza.
Con Strutture impermanenti la geometria si confronta con il cambiamento. Linee e orizzonti cercano ancora di mantenere una struttura, ma il colore evapora, i contorni si dissolvono e le forme mostrano la loro natura provvisoria. È una riflessione sul tempo e sulla fragilità di ogni ordine che tentiamo di imporre alla realtà.
Il viaggio cambia poi direzione con Orienta la mente. Il paesaggio cromatico si apre ai blu, ai viola e ai magenta; la griglia ortogonale lascia spazio a vettori, orbite e linee curve. Orientarsi significa cercare una direzione, ma anche accettare che ogni direzione possa contenere un dubbio.
Si arriva quindi a Coordinate del caos, dove ordine e materia si confrontano apertamente. Le linee cercano di misurare e contenere lo spazio, mentre colori saturi e texture sembrano emergere dalla profondità della superficie, fino a incrinare quella struttura razionale. Sotto la facciata ordinata rimane una trama di forze più profonde, che la pittura non elimina ma trattiene.
E infine il percorso giunge a un ultimo passaggio, quello in cui ciò che è stato attraversato sembra trovare una propria necessità. Il cammino di ogni ricerca giunge infine alla sua compiutezza. Dopo aver attraversato il disorientamento del viaggio, la scomposizione delle forme e il peso necessario dell'ombra, lo sguardo si posa sulla superficie per accogliere la sintesi del tutto.
Questo luogo custodisce una tregua inevitabile. Lungo la via, il rigore del confine e il tumulto della materia sembravano respingersi; qui, invece, le forze opposte iniziano a fondersi. I contorni netti del segno e la spinta viscerale della sostanza non si combattono più, ma si sostengono a vicenda, trovando una nuova stabilità nella pienezza dello spazio.
Non è una pacificazione che cancella il conflitto, ma la conquista di un equilibrio. Dalla più intima frazione fino alla monumentalità della visione estesa, lo sguardo si allarga e l'anima si risveglia, scoprendo che l'unico modo per abitare il territorio è accettare l'ordine invisibile che ne governa il caos.
Un percorso assurdo, senza riferimenti, eppure necessario. Perché è così che nasce la via.
Ipsopleto, Epiro, IV sec. a.C.
Ed è forse qui che Mappe Invisibili trova il suo significato più interessante.

La mostra non promette al visitatore una strada precisa. Al contrario, gli chiede di accettare la possibilità di smarrirsi.
Davanti alle opere di Biagini non esiste necessariamente una risposta corretta. Una forma può diventare un paesaggio, una struttura, un organismo, una città o qualcosa che appartiene soltanto alla memoria di chi guarda.
Il visitatore diventa così parte del percorso. Non è più soltanto colui che osserva, ma colui che costruisce una propria mappa. E ogni sguardo può produrre coordinate differenti.
Alla fine, il rigore del segno e il tumulto della materia non appaiono più come forze opposte, ma come elementi capaci di convivere. Non una cancellazione del conflitto, ma una forma diversa di equilibrio.
È forse questo il punto in cui la mostra smette di parlare soltanto di pittura.
Perché orientarsi nel mondo significa anche imparare a convivere con ciò che non possiamo comprendere completamente.
E allora le Mappe Invisibili di Yuri Biagini non sono mappe da seguire.
Sono mappe dentro le quali perdersi.
E magari, alla fine del viaggio, ritrovare le proprie coordinate.
MAPPE INVISIBILI — Yuri Biagini
26 settembre – 9 ottobre 2026 Opening: sabato 26 settembre, ore 17:00Drink di benvenuto
Roccart Gallery Via San Gallo 89R, Firenze









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